mar
28
2009

Veneto: Senza Ici tagliata la spesa sociale

anzianiDenuncia del segretario della Spi Cgil del Veneto: «La minor spesa corrisponde ai mancati introiti». Un terzo di soldi in meno per anziani, disabili e famiglie povere. PADOVA. E’ almeno pari ad un terzo, rispetto a un anno fa, la contrazione media della spesa sociale nei bilanci delle amministrazioni comunali del Veneto. E si tratta di una flessione strettamente legata al mancato gettito derivante dall’Ici, soppressa dal Governo. E’ questo il risultato a cui è arrivato una ricerca condotta dallo Spi-Cgil del Veneto, il sindacato di categoria dei pensionati, esaminando la documentazione relativa al confronto con i Comuni sul cosiddetto bilancio sociale. «La diminuzione della spesa sociale - ha spiegato Ivan Perdetti, segretario regionale dello Spi - è la più consistente degli ultimi cinque anni ed è anche evidentemente in linea con la riduzione delle entrate determinata dalla cancellazione dell’Ici. Tra le due esiste quindi un rapporto di causa-effetto: la contrazione del welfare locale, nella media, è infatti del 30%, cioè un valore sostanzialmente corrispondente all’incidenza sulle entrate dell’Ici, che in Veneto era mediamente del 35%. Questo dato dimostra, una volta di più, quale sia stato l’impatto negativo della soppressione dell’imposta comunale sugli immobili sulle capacità di spesa dei sindaci, in una situazione in cui il governo non ha ancora adottato il provvedimento annunciato per arrivare alla compensazione del mancato gettito. Siamo molto preoccupati - ha proseguito Perdetti - di fronte alle sempre più ridotte capacità di manovra dei Comuni e alla corrispondente innalzamento di quello che potremo definire il fabbisogno per spesa sociale, in particolare nelle grandi città. Si allargano infatti le aree di disagio sociale, al cui interno vediamo nascere nuove identità: le pensionate sole, gli anziani al minimo, i divorziati, i cassintegrati, i nuovi licenziati, le giovani coppie e i lavoratori precari. Si tratta di condizioni prossime al rischio emarginazione e a cui, di fronte al disimpegno dei Comuni, non resta che affidarsi alla rete di welfare informale rappresentata dall’associazionismo e del volontariato, lì dove questa opera. Va valutato con attenzione - ha concluso Pedretti - se l’allargamento dei vincoli del patto di stabilità, annunciato dall’esecutivo, possa avere come conseguenza una crescita dei margini di operatività finanziaria, consentendo alle amministrazioni comunali di dirottare altre risorse verso i capitoli della spesa sociale. I Comuni sono il front-office dei nuovi poveri, ma non hanno più la capacità di soddisfarne i bisogni, lasciandoli in difficoltà».

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