mar
26
2009

Casa, le Regioni bloccano il decreto

casaPotrebbe non essere un decreto, e di certo non sarà domani. Dopo il faccia a faccia tra esecutivo e governatori, il piano casa torna indietro di una casella. Ripartirà, ma meno spedito. Al di là delle questioni di bandiera politica, alla fine le Regioni assumono una posizione comune, inducendo palazzo Chigi a discutere con loro prima che il provvedimento sia varato: «entro martedì», dicono nel governo. Che apre oggi il tavolo tecnico con le giunte regionali e le autonomie. Poi ci sarà un’altra conferenza Stato-Regioni, spiega il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto. E il sottosegretario Gianni Letta detta il timing: 72 ore. «I governatori dovranno mettere a punto un inventario delle misure da introdurre in un provvedimento che dovrebbe essere varato in Cdm», dice. Gli enti locali intanto esultano. Il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, che guida l’Emilia Romagna, commenta: «Abbiamo fatto un passo in avanti. Abbiamo detto con molta chiarezza che il decreto presentato in forma di bozza, dal punto di vista delle competenze, aveva un profilo incostituzionale. Anche se nel merito dei contenuti possiamo essere d’accordo su alcune cose». E adesso si può parlare. «È un’idea positiva, ora dobbiamo trovare un modo per realizzarla», osserva il lombardo Roberto Formigoni. Per la piemontese Mercedes Bresso «si può trovare una soluzione, purché sia nel rispetto della legalità e della costituzionalità, per rilanciare l’economia e l’edilizia». Claudio Martini, presidente della Toscana, sottolinea che «se ci sarà un terreno utile noi offriremo una disponibilità a procedere per la semplificazione amministrativa, la velocizzazione degli iter che riguardano noi ma anche gli organi centrali». Concessioni a parte, Berlusconi resta convinto della necessità di intervenire sul settore: «Se solo il 10% delle famiglie proprietarie di mono o bifamiliari facesse lavori di ampliamento» ragiona, «si attiverebbero dai 50-60 miliardi di giro di affari». Ma non c’è «nessuna frenata, nessuna marcia indietro»: è vero che rispetto a quanto inizialmente annunciato il testo ha finito col riguardare solo le case autonome. Ma anche con questa formulazione si parla di «quasi il 50% delle abitazioni, che sono monofamiliari o bifamiliari». Comunque già nel prossimo Consiglio dei ministri «ci sarà qualcosa sulle abitazioni», e sarà «qualcosa di positivo che darà il via al piano», aggiunge in serata il Cavaliere. Che durante l’incontro con le Regioni aveva rispolverato la sua proposta, lanciata in campagna elettorale, di costruire delle «new town» intorno ai grandi centri, un po’ sul modello di quanto lui stesso fece con Milano 2. Stavolta, però, si tratterebbe di nuovi quartieri residenziali, edilizia popolare, per giovani coppie e famiglie a basso reddito. E del piano casa torna a occuparsi anche Umberto Bossi, che già martedì aveva invitato Berlusconi ad ascoltare i governatori. Il ministro delle Riforme ritiene, ecumenico, che «l’accordo si troverà. L’importante è parlare. Io stesso ho bisogno di un locale per far studiare i figli». Dario Franceschini conferma: Il PD è pronto ad un confronto sul nuovo piano casa che il governo metterà a punto, a patto che ci siano sufficienti garanzie a tutela del paesaggio». E’ evidente - precisa il segretario del PD -che non si può governare con gli slogan. E’ stato ritirato il decreto-cementificazione che avrebbe creato danni spaventosi, adesso si vuole fare un piano casa d’intesa con le Regioni, i Comuni, che rilanci l’edilizia e risolva la questione abitativa…».

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