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11
2011

Nord Est, la crisi alimenta gli affari della camorra

criminalit-a-nordest_operazione-diaL’Unità - 11 settembre 2011 - Diversificazione, efficienza, versatilità, delocalizzazione, non è la formula di una chimerica ripresa ma il modello su cui si muovono camorra e ndrangheta, molto rapide a sfruttare le occasioni offerte dalla crisi e ad individuare imprese (complici le difficoltà finanziarie) border line. L’allarme sulle infiltrazioni mafiose, nell’ultima relazione semestrale della Direzione investigava antimafia (relativa ai dati del 2010), investe il Veneto. Dice Pierpaolo Romani, presidente di Avviso pubblico : «quelli che possono apparire casi singoli sono fenomeni preoccupanti se si incrociano i dati». E i dati sono che il Veneto è la sesta regione d’Italia per segnalazioni di operazioni finanziarie sospette alla Banca d’Italia, mentre è decima per i beni confiscati alla mafia (85) e quinta per i sequestri di coca e eroina. Poi c’è il dato nuovo del riciclaggio, sottolinea il parlamentare del Pd Alessandro Naccarato che balza dallo 0,5 al 3%. Il Nord Est si starebbe allineando a Lombardia, Piemonte, Liguria, per la presenza economica della criminalità organizzata, che sempre più perde i caratteri originari per assumere quelli di holdings nazionali. Le imprese colluse, dice la Relazione della Dia, sono «i più efficaci vettori della metastasi mafiosa, specialmente nelle realtà più dinamiche». Di qui il monitoraggio in Veneto «della presenza criminosa di persone campane che, oltre a ostentare una particolare prosperità economica, risultano contigue a famiglie riconducibili alla camorra». Il sommerso Il 10 settembre un’operazione della guardia di finanza sgomina una holding di griffe contraffatte, i mandati di arresto sono per tre marocchini residenti in Veneto e tre italiani delle province di Napoli e Caserta. I marocchini hanno un ruolo secondario, i cervelli del network sono campani. 127 i denunciati fra distributori, magazzinieri e quanto altro serve alla commercializzazione. I capi con falsa griffe sono tagliati da ottimi sarti, ma le fabbriche da cui escono non esistono. L’economia dei capannoni del Nord Est, che negli anni Novanta faceva da locomotiva all’Italia, sembra permeabile alla penetrazione criminale. Si fa reale il timore del salto di qualità , anche perché, spiega Romani, «i piccoli imprenditori locali immaginano ancora il mafioso con la coppola e la lupara». A disposizione delle false griffe c’erano impianti produttivi locali che sono stati sequestrati. Il morso della crisi La crisi fa prosperare un altro ramo di attività criminale, quello dei prestiti a strozzo e delle bancarotte fraudolente. È stato pizzicato anche il sindaco leghista di Carceri (Padova) Tiberio Businaro. Il business: secondo l’accusa il Gruppo Catapano di Giuseppe Catapano (Napoli), in cambio del 15% dei debiti accumulati dagli imprenditori prometteva di sanare il passivo con la costituzione di società all’estero a cui intestare i beni immobili (per eludere il fisco e le richieste dei creditori). Dopo aver incassato la quota concordata le imprese venivano lasciate deliberatamente fallire. Solo nel padovano, il giro d’affari era intorno ai 50 milioni di euro. Secondo gli inquirenti dietro alla holding Catapano c’è il clan Gionta di Torre Annunziata. Il sindaco Businaro (che era anche nel Cda di Finest, una società con rilevanti quote azionarie delle finanziarie regionali di Friuli e Veneto), avrebbe fatto, secondo l’accusa, da intermediario con le imprese in difficoltà. Più tradizionale il modus operandi di Aspide , una società per recupero crediti di Selvazzano (Pd). Nel 2010 imprenditori del Vicentino denunciano aggressioni, pestaggi, atti intimidatori. L’inchiesta si conclude con l’arresto di diversi esponenti del clan dei Casalesi attivi nel padovano nell’attività di usura. Anche in questo caso otto veneti sono coinvolti: segnalavano le aziende in difficoltà. Rifiuti e movimento terra Nell’aprile 2011 la Dia di Napoli in collaborazione con la Dia di Padova sequestra beni per 13 milioni all’avvocato Cipriano Chianese, di Parete (Caserta). Chianese è titolare della Resit Srl (gestione delle discariche in Campania). È già stato raggiunto, in passato, da provvedimenti di custodia cautelare per traffico di rifiuti. Nell’ambito della stessa operazione vengono sequestrati beni, per due milioni, a Franco Caccaro, di Campo San Martino (Pd). Secondo gli inquirenti Caccaro, titolare di un’azienda per la triturazione dei rifiuti, avrebbe sviluppato le attività grazie all’ingresso di 3 milioni di euro provenienti da assegni emessi dalla Resit Srl di Chianese. Un apporto economico decisivo per assumere una posizione leader nel mercato. L’allarme tocca anche settori tradizionali della criminalità organizzata, nei subappalti in edilizia oppure nei settori a grande attrazione turistica dove prosperano le attività immobiliari e il traffico degli stupefacenti. Del resto, nelle stesse zone, allignava la mafia del Brenta.

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1 commento »

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