Mediazione legale: l’ennesima bufala per fare business sulle spalle dei cittadini
Invece di occuparsi della Giustizia, magari rivedendo quel pasticcio che si ostina a chiamare riforma, il Ministro Alfano ne ha tirato fuori una delle sue: il Dlgs 28/2010 in materia di mediazione introduce la “Conciliazione Legale”. Traducendo dal linguaggio legalese (con cui ovviamente è stata scritta) sembrerebbe che si tratti di una forma di Transazione obbligatoria per controversie riguardanti alcune materie affidata a enti accreditati presso il Ministero che si avvalgono di soggetti chiamati conciliatori nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia.
Dal 20 marzo 2011 la Conciliazione diventa obbligatoria, cioè una condizione di procedibilità dell’azione. Vale a dire che per poter procedere davanti al giudice, le parti debbono aver tentato la procedura di conciliazione nei casi di una controversia in materia di: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia. E ancora: locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari. La mediazione si introduce con una semplice domanda all’organismo preposto e ha in ogni caso una durata massima di 4 mesi. Per quanto riguarda i costi, se il mediatore è un ente pubblico, i costi sono vincolati al valore della causa fino 9.200 euro. Se invece il mediatore è un soggetto privato, non ci sono tariffe vincolate e ciascun mediatore può far pagare il prezzo che crede. Se le parti con la collaborazione del mediatore giungono ad un accordo questo viene omologato dal giudice e diventa esecutivo. Nel caso di mancato accordo il mediatore può fare una proposta di risoluzione della lite che le parti restano libere di accettare o meno.
Ho letto, anche dalle pagine dei nostri quotidiani, che si vorrebbe far passare questa novità come una semplificazione e come una riduzione dei costi per i cittadini, ma - a ben guardare - non è affatto così. La prima considerazione è semplice: rendendo obbligatoria la conciliazione e demandandola a soggetti per lo più estranei ai professionisti del diritto (come ad esempio gli avvocati) è fin troppo evidente il carattere squisitamente commerciale dell’operazione: i cittadini dovranno pagare denaro per sedersi di fronte al conciliatore (che nella maggior parte dei casi sarà un giovane, sballottato da uno stage ad un master nell’affanno di trovare un impiego, pur senza avere la menchè minima conoscenza giuridica e forte di un corsetto organizzato da qualche ente privato) che tenterà, in base alle sue capacità, una mediazione che consenta di evitare la causa.
Ricercare la mediazione è obbligatorio ma non è obbligatorio accettarne l’esito con il risultato che il cittadino scontento dell’operazione potrà sempre rivolgersi ad un giudice ordinario frustrando il supposto effetto deflattivo sulla giustizia, avendo speso ingenti somme per un servizio non richiesto, non qualificato e avendo perso molto tempo prezioso. La Corte Costituzionale ha sancito in diverse sentenze la costituzionalità del tentativo di mediazione obbligatorio, purché esso sia condizione di procedibilità e non comprima in modo eccessivo (in termini di tempi e costi) il diritto del cittadino di accedere alla giustizia e ciò la dice lunga sulla fiducia che la Corte ripone nella qualità degli interventi di mediazione slegati dalla giustizia ordinaria.
La seconda considerazione riguarda i soggetti abilitati a operare come conciliatori: innanzitutto non è necessaria l’assistenza legale nel corso della mediazione e questo potrebbe indurre i cittadini, specialmente i meno abbienti, a rinunciarvi, rischiando seriamente la tutela dei loro diritti. Visto che questa riforma affiderà la mediazione ad enti privati che – ben lungi dall’avere disposizioni deontologiche rigide e serie in punto di pubblicità, verità, segretezza, decoro e aggiornamento come quelle che rappresentano il mondo degli Avvocati – non è dato capire quali garanzie potranno avere i cittadini per il trattamento delle loro questioni più delicate. Più in generale occorre ricordare che ogni avvocato prima di andare di fronte ad un giudice esperisce ogni tentativo possibile di comporre gli interessi in gioco e prova in tutti i modi a definirli a mezzo di una transazione per evitare il giudizio: le vertenze che occupano i tribunali sono tutte caratterizzate da conflitti insanabili (per i quali certo nulla potrà fare il mediatore se non lucrarne) o da problemi tecnico/giuridici estremamente complicati che richiedono che gli interessi in gioco siano trattati da professionisti esperti (in questo caso l’intervento del mediatore oltre a determinare un aggravio di spese molte volte determinerà anche veri e propri danni).
Per quale ragione ora tale mediazione dovrebbe essere svolta da soggetti non qualificati e diversi dagli avvocati? Con quale formazione si pretende che questi conciliatori sappiano operare meglio di chi ha una laurea in giurisprudenza ed ha sostenuto complessi esami abilitanti e lunghi anni di pratica giuridica? Probabilmente con lo specchietto tanto decantato della semplificazione si desidera nascondere un lucroso business per i fantomatici enti accreditati presso il Ministero che possono essere pubblici ma poi saranno sempre più spesso privati e votati non alla qualità del servizio reso al cittadino nella tutela dei suoi diritti ma piuttosto a logiche di fatturato che si sposano difficilmente con la cura paziente delle ragioni dell’assistito. Una riforma di questo genere sembra concepita per assecondare logiche di vendita e di persuasione, ma giustizia e verità non sono uno slogan pubbliciario. Il consumatore da domani oltre a sostenere le spese di giustizia dovrà pure pagare un ente di mediazione, costoso, inutile e non professionale.
Tempi e costi della Giustizia in Italia meritano una riforma seria concepita per tutelare i diritti dei cittadini e delle imprese in modo da far tornare sul nostro territorio investimenti e capitali. Non è sicuramente con giochetti sulle spalle dei cittadini a vantaggio di qualche soggetto privato o qualche ente amico che si raggiungono questi risultati.
3 commenti »
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è chiaro che di mediazione non capisci niente
Buon giorno io sono un mediatore civile e commerciale, laureata presso la facoltà di giurisprudenza in Genova, ritengo che la sua analisi sia troppo riduttiva ed astratta, la mediazione se svolta da professionisti che riducono i tempi e i costi di cause lunghe e dispensiose, per trovare un accordo tra le parti senza incorrere in aule di tribunalerende più felici i diretti interessati e non fa spendere tempo e denari inutilmente. distinti saluti Dott.ssa Zaminga Gina
non si capisce bene chi deve tenere dei corsi e con quali effetti. Perchè non vengono fatti presso gli ordini professionali invece che da organizzazioni non definite, che richiedono contributi d’iscrizione ai corsi piuttosto pesanti? e con quali prospettive? chi ci assicura che poi chi viene iscritto in una qualunque associazione venga poi effettivamente chiamato a gestire la mediazione? non sarebbe stato più semplice istituire un ruolo presso l’ordine degli avvocati?