Si allontana la soluzione per la Helios: il lavoro non riprende, lunedì assemblea dei 200 dipendenti
CARMIGNANO DI BRENTA. Non riprende il lavoro alla Helios Technology, sale la tensione fra la proprietà e i sindacati. E intanto si apre un nuovo fronte: la Helios ha ancora in sospeso il lodo con Ldk, e Mario Zen, vicepresidente business development di Ldk Solar Hi-Tech, spiega: «A metà dicembre avevo manifestato il mio interesse per cercare una soluzione. Ma dopo quanto dichiarato da Maurizia Squinzi, ogni eventualità di diventare partner appare lontana. Non siamo dei criminali, finora non abbiamo chiesto e percepito un centesimo da Helios».
La questione è stata generata da una frase di Squinzi - direttore generale per Kerself Spa - riportata nella mozione presentata dal Pd e approvata dall’intero consiglio provinciale: «La situazione di difficoltà - si legge nella mozione - è stata generata essenzialmente dal fatto che la Helios ha perso un lodo di 31 milioni di dollari con Ldk. A giudizio di Maurizio Squinzi il lodo è stato perso in quanto “sono stati stipulati in modo criminoso contratti di diritto anglosassone, non previsti dalla legislazione eruopea, detti take or pay su materie molto volatili come il silicio”». Dichiarazione riportata in un verbale della Provincia del 22 ottobre scorso. «Contratti stipulati in maniera criminosa? - aggiunge il legale, l’avvocato Daniele Macchion -. E’ un’affermazione indecorosa, prepareremo una denuncia».

Spiega Andrea Bonato, della Fim Cisl: «La produzione doveva ripartire ieri, invece i macchinari restano fermi, ed è stata sospeso la cassa integrazione straordinaria: chiedono di poter attivare quella ordinaria, ma non hanno i soldi per pagarcela. Gli stipendi di dicembre non sono stati ancora pagati. Lunedì è prevista un’assemblea dei lavoratori: la proprietà li vuole dividere, ma non ci riuscirà».
Il vicesindaco Alessandro Bolis: «Ho contattato il prefetto e lunedì lo risentirò. Mi sento preso in giro da Helios. Siamo pronti a dare battaglia, insieme ai 200 lavoratori, per chiedere certezze».
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Sono felice che Bonato finalmente abbia fatto sua la necessità di non consentire la minima frattura fra i lavoratori tutti, e di cominciare a pensare che il lodo LDK è un’opportunità, e non un limite: difronte alle ripetute dichiarazioni pubbliche del vice presidente LDK Mario Zen di consentire fin da subito di raggiungere un accordo con l’attuale proprietà della Helios Technology affinchè si consenta la ripresa delle attività produttive di una fabbrica come la HT che gode, non soltanto per la sua storia ma anche per il suo presente, della stima di tutti gli operatori industriali e tecnologici del settore fotovoltaico, perfino ventilando la possibilità di rilevarla come azienda, non offre più nessun alibi all’attuale amministrazione delegata di far precipitare le condizioni della HT e del gruppo stesso: se non sono in grado di rimettere in marcia la fabbrica (che allo stato attuale anche se in stand by ha dei costi di personale e energetici non indifferenti non potendo spegnere completamente sia le macchine che gli impianti per motivi di sicurezza e di salvaguardia delle stesse capacità produttive delle macchine e degli impianti), c’è chi lo potrebbe fare. LDK, attraverso le dichiarazioni di Mario Zen, sono inequivocabili.
Questo dev’essere il principale punto di discussione della prossima assemblea dei lavoratori di lunedì 31 Gennaio: potremmo lavorare, non essere un costo per la società ed un problema di ordine pubblico e sociale, ma la HT non è ancora messa nelle condizioni di poter produrre come sa fare. Nel frattempo questa impasse sta logorando lavoratori e impiegati, sta logorando quella costruzione di moderne relazioni industriali che hanno visto siglare una nuova alleanza fra capitale e lavoro anche più evoluta di quella che Marchionne ha voluto siglare nelle fabbriche Fiat, senza rinunciare ai diritti di partecipazione dei lavoratori, senza rinunciare alle pause, senza rinunciare al rispetto delle regole del diritto di cittadinanza che nella fabbrica, nel lavoro, hanno ed avranno ancora un ruolo ed una rilevanza imprescindibile, semmai costitutiva di un nuovo patto di cittadinanza di cui questo paese ha urgente bisogno.
Tanti motivi richiamano che si ponga una profonda attenzione sulla realtà HT così come essa è andata a definirisi dal 2007 ad oggi, anche riguardo la sua evoluzione tecnologica relativa alle capacità ecologiche di produrre celle e moduli fotovoltaici, nel rispetto più stringente delle norme sulla sicurezza, del rispetto dell’ambiente e delle persone, perchè chi ancora ci lavora, o ha appena da poco finito di lavorarci, sapeva molto bene che solo raccogliendo la sfida efficientista che le norme sulla tutela dell’ambiente e della sicurezza impongono fosse possibile divenire efficienti produttivamente ed economicamente, in una proiezione di medio-lungo termine nel tempo. Certo, richiede investimenti, ma certamente non consente che i costi vengano sempre pagati dalla collettività, in termini di salubrità dell’ambiente e di sicurezza sul lavoro. Certo, richiede approcci e mentalità collaborative e cooperative cui siamo profondamente disabituati, ma che possono essere, nella sfida alla competizione globale cui siamo oggi impegnati tutti, la risposta positiva ed affatto difensivistica e miope cui assistiamo per riscattarci dalla subalternietà industriale che ci ha visti principalmente protagonisti di fenomeni di terziarizzazione della produzione industriale europea, esperienza che è sempre stata avulsa alla tradizione imprenditoriale della HT, la quale ha sempre cercato di avere una sua centralità nel panorama industriale del settore, come è ampiamente riconosciuto. Anche dalla LDK.
Queste attenzioni, queste competenze, queste abilità nell’attribuire valore alle cose, queste capacità di qualificare il prodotto e quindi il lavoro, sono le sfide che il personale della HT ha sempre perseguito con impegno e responsabilità (anche sociale), con lealtà interna ed esterna, con la trasparenza che tutti coloro che hanno visitato la HT hanno avuto modo di verificare, con il convolgimento il più possibile ampio delle maestranze nel raggiungere in squadra gli obiettivi produttivi ed economici, con l’attenzione permanente ad avere un approccio professionale sempre volto al miglioramento continuo degli standard qualitativi e produttivi, con l’imprescindibilità che nulla può essere fatto senza il rispetto della salubrità dell’uomo e del suo ambiente.
Questi valori minimi hanno istruito e governato, non senza difficoltà certamente, la HT nel suo nuovo seppur breve percorso industriale, perchè un progetto industriale questa fabbrica lo aveva e lo ha, per i 200 lavoratori interni, per quelli dell’indotto e per il territorio stesso che non è secondario affatto. Si vuole veramente fare uno sforzo affinchè quelle poche sacche di eccellenza che ancora in Italia vi sono abbiano le ragioni di pertinenza e di adeguatezza nel dibattito industriale e politico del Veneto e dell’Italia tutta?