Immigrazione, governo battuto tre volte alla Camera. Nuovo strappo. Fli vota con opposizione
ROMA (9 novembre) - Governo battuto tre volte nell’Aula della Camera. La prima su un emendamento dei radicali ad una mozione sulla cooperazione tra Italia e Libia. Fli e Udc hanno votato a favore dell’emendamento, su cui il governo aveva espresso parere contrario. L’emendamento, passato con 274 sì e 261 no, si riferisce alla mozione di maggioranza sulle iniziative volte alla revisione del Trattato di amicizia, partneriato e cooperazione Italia-Libia, e verte in materia di immigrazione. In base al testo approvato, il governo viene impegnato «a sollecitare con forza le autorità di Tripoli affinché ratifichino la Convenzione Onu sui rifugiati e riaprano l’ufficio dell’Unhcr a Tripoli quale premessa per continuare le politiche dei respingimenti dei migranti in Libia».
A favore del testo hanno votato, oltre al Pd e all’Idv, l’Udc e Fli, che non ha cambiato idea dopo i ripetuti appelli del sottosegretario Alfredo Mantica e di esponenti del Pdl ad allinearsi con il governo. Dopo il voto, tutti i deputati del Pdl e della Lega si sono alzati in piedi tributando un ironico applauso ai colleghi di Fli, cui hanno urlato «Bravi, bravi». Il leghista Gianpaolo Dozzo aveva detto prima del voto che l’atteggiamento assunto da Fli su questo emendamento era «una prova di sganciamento» dei finiani dalla maggioranza.
Il secondo ko è arrivato su una mozione dell’Udc, alla quale il governo aveva dato parere contrario: il Fli ha votato a favore. Il testo è passato con 281 si, 269 no e un astenuto. Infine il goveno è stato battuto anche su una mozione ritirata dalla maggioranza e fatta propria da Fli. Anche in questo caso determinanti i voti di Fli a fronte del parere contrario del governo. Il testo è passato 281 sì e 270 no. Come per la mozione dell’Udc, per il governo è stato fatale il voto di Fli con l’opposizione. In entrambi i casi il risultato è stato accolto con esultanza dall’opposizione. E’ stata respinta la mozione dell’Idv, malgrado l’astensione dei finiani. Durante le votazioni, dai banchi del Pdl si è gridato contro il capogruppo di Fli, Italo Bocchino, «Buffone, buffone». Gli animi si sono riscaldati parecchio quando il finiano Roberto Menia stava per raggiungere ai banchi del Pdl, Maurizio Bianconi che aveva accusato i finiani di incoerenza: è stato bloccato da Denis Verdini. A riportare la calma ha contribuito, con la sua possente mole, il sottosegretario Guido Crosetto, che ha incitato i colleghi del Pdl a stare zitti.
Fli: non c’è maggioranza senza accordo con Fini. Nelle file di Futuro e libertà non si nasconde la soddisfazione per l’andamento della giornata di oggi. E’ la dimostrazione, rimarca Italo Bocchino, che «il governo non ha una maggioranza se non fa un accordo preventivo con Fini». Quanto all’influenza che la giornata di oggi potrà avere sulla mediazione affidata a Umberto Bossi (la Lega non ha preso bene l’atteggiamento di Fli in aula), il capogruppo dei futuristi a Montecitorio fa spallucce: «Noi facciamo di testa nostra, votiamo secondo la nostra coscienza».
Bersani: questo voto certifica la crisi. «Anche questo voto certifica una situazione che ora va chiarita fino in fondo» dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che definisce un «inutile traccheggiamento» l’annunciata mediazione di Bossi con Fini e le soluzioni cercate «all’interno del perimetro del centrodestra». «Chi cerca delle soluzioni all’interno del perimetro del centrodestra non ha capito la situazione. E’ una situazione politica che il Paese ha messo alle spalle; ne va traguardata un’altra. Il problema è che tra il Paese e l’ex maggioranza si è creata una frattura profonda tanto quanto la spaccatura sociale ed economica che esiste nel Pese. Chi ragiona su soluzioni di questo tipo ragiona sulle increspature. Non c’è più spazio per i traccheggiamenti: la maggioranza deve rendere formale la crisi. Sono giorni che lo dico, non so più come dirlo, è da giorni che noi l’abbiamo vista giusta».
Bersani: accelerare i tempi della crisi. In serata, Bersani ha proposto che il partito dia un mandato ai gruppi parlamentari affinché assumano «iniziative parlamentari utili a formalizzare la crisi di governo, discutendo naturalmente con le altre forze di opposizione». Bersani ha sottolineato la necessità di una «accelerazione dei tempi della crisi» su cui hanno concordato anche Dario Franceschini e Piero Fassino, intervenuti subito dopo di lui.
Di Pietro: la maggioranza non c’è più. «Ormai è chiaro che la maggioranza non c’è più - dice il leader Idv, Antonio Di Pietro - Oggi, infatti, alla Camera, abbiamo assistito all’ennesima prova provata del suo completo fallimento e di quello dell’attività di governo. Ora occorre pensare alle prove tecniche di un nuovo governo, attraverso un primo passo principale, e cioè quello di certificare la morte politica dell’esecutivo Berlusconi. E lo si può fare solo attraverso una mozione di sfiducia da votare in Parlamento. L’Italia dei Valori è certa che di questa responsabilità saprà farsi carico innanzitutto il Pd».
Il presidente del Consiglio è scettico sull’idea di una crisi pilotata, anche perché, sarebbe il suo ragionamento, una volta aperta non si sa come va a finire. Da qui la volontà di andare avanti. Se vogliono far cadere il governo - è sempre il suo parere - lo sfiducino in Parlamento. L’idea di una crisi pilotata per far entrare nella compagine i centristi di Casini, era stata proposta al premier anche nei mesi scorsi, ed anche in quella occasione, si ricorda in ambienti del Pdl, mantenne il punto tirando dritto.
Bossi: ho il mandato a trattare con Fini. Tocca al ministro delle Riforme e leader della Lega Nord, Umberto Bossi, il compito di mediare tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente della Camera, Gianfranco Fini. A dirlo è lo stesso Bossi. L’incontro, secondo fonti parlamentari della maggioranza, si dovrebbe tenere giovedì mattina. «Se io ho il mandato a trattare? Sì - risponde il Senatur - mi hanno preso per il collo e io mi metto sull’attenti», dice portandosi la mano alla fronte in segno di saluto militare. «Ho il mandato di Berlusconi a trattare con Fini - aggiunge Bossi - ma anche quello di Fini a trattare con Berlusconi, l’importante è che Fini non si metta a correre».
È ottimista il ministro delle Riforme e leader della Lega Nord, Umberto Bossi, sul futuro del governo. «Vedo uno spiraglio? Credo proprio di sì», dice Bossi ai giornalisti che lo attendono a Monteforte D’Alpone (Verona), dove si è recato insieme a Silvio Berlusconi per un sopralluogo alle zone alluvionate del Veneto. «Bisogna lottare - aggiunge Bossi - portiamo a casa il federalismo, il problema è che Fini non si metta troppo a correre. Se non passa la finanziaria, salta il Paese».
Marcegaglia: basta così, il Paese va governato. «La situazione che c’è ovviamente ci preoccupa», dice la leader degli industriali, Emma Marcegaglia, del momento politico e della possibile crisi di governo. «Ribadiamo che il Paese va assolutamente governato. Non si può rimanere a lungo in una situazione di incertezza e di non governabilità che penalizza tutti, a partire dalle imprese che devono investire e andare avanti». Lo ha detto a margine di un incontro con il Fondo sovrano Mubadala, al Ferrari World di Abu Dhabi. Il presidente di Fiat John Elkann, presente allo stesso evento, condivide questa posizione: «Aderisco in pieno a quello che ha detto Emma».
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