lug
15
2010

Castagna CGIL: «Lavoro prima di tutto. Senza ricatti. E’ responsabilità di imprese e politica»

castagnaPADOVA. «E’ difficile essere ottimisti. Con questa crisi è saltata l’equazione crescita economica uguale aumento occupazionale. Le prospettive sono pessime, soprattutto per il lavoro».
Andrea Castagna, segretario generale della Cgil padovana, rimane realisticamente scettico sul futuro. Nonostante alcuni indicatori di ripresa economica, il 2011 sarà un altro anno all’insegna della disoccupazione crescente nel Padovano.
Segretario, come interpreta i 25 mila senza lavoro nel Padovano?
«L’impressione è che assistiamo alla fine di un’epoca. Questa crisi sta evidenziando che, anche in presenza di indicatori positivi, per il 2011 non ci sarà recupero in termini occupazionali. Passata la crisi, molti imprenditori costretti a chiudere non riapriranno più. Una situazione in parte obbligata, per il cambiamento dello scenario economico globale che ha stravolto i tradizionali mercati di riferimento per l’export italiano. Usa ed Europa si rivolgeranno sempre di più al Sud Est asiatico. E la Cina continua a crescere, occupando mercati in cui una volta non esisteva. D’altra parte la crisi occupazionale è legata anche a scelte imprenditoriali e politiche».
cgil Partendo da quest’ultima considerazione, che impressione ha tratto dalla riunione di Confindustria?
«Ho ascoltato con interesse la relazione del presidente Peghin. Mi ha colpito che assegni alla Regione il compito di muoversi su questioni strategiche come investire sull’innovazione. Mi sembra che alla politica si ceda una missione che invece spetta proprio agli imprenditori. Mi chiedo anche perché il sistema della ricerca nelle nostre imprese ha indici d’investimento tra i più bassi in Europa. Come si fa innovazione senza incentivare la ricerca?».
Eppure non mancano sinergie tra l’Università e il tessuto delle imprese, no?
«Ma quanti sono gli ingegneri e i cervelli usciti delle Facoltà scientifiche che vengono davvero collocati nel sistema produttivo padovano? In questo senso le responsabilità vanno divise fra imprenditori e politici. La realtà è che mentre in Germania la Merkel per affrontare la crisi investe su formazione e ricerca, in Italia si spera che passi la nottata e intanto arrivano tagli drastici. I ricercatori universitari, guarda caso, proprio in questi giorni sono in sciopero della fame».
Ritornando al lavoro, c’è il rischio di nuove assunzioni a condizioni capestro?
«Temo di sì, il caso della Fiat a Pomigliano è paradigmatico. Alla riunione di Confindustria ho sentito il presidente dell’Ascom Zilio che proponeva di riportare da noi produzioni lasciate ai Paesi emergenti. Vogliamo competere con i vietnamiti per le ciabattine di plastica? Anche nel comparto del turismo gli albergatori propongono la fine della contrattazione per rilanciare il comparto. Tradotto: in Slovenia sono più competitivi di noi? Allora, scarichiamo tutto sui dipendenti. I lavoratori rischiano sempre più di subire condizioni di ricatto. D’altronde, con gli stipendi più bassi d’Europa, la tassazione sul lavoro è al 41% e sulle rendite finanziarie è al 14,5%. Ma se lo fai notare, passi da comunista…».

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