Approvata la Mozione PD di solidarietà agli universitari
Ieri sera in Consiglio Comunale abbiamo approvato la Mozione di solidarietà a ricercatori e studenti dell’Università di Padova. L’Ateneo patavino conta 2500 lavoratori nell’ambito culturale e scientifico e più di 60000 utenti. E’ una città nella città. Il DDL Gelmini e le devastanti manovre finanziarie Tremonti produrranno effetti disastrosi su questo patrimonio che da centinaia di anni rende la nostra città famosa in tutto il mondo, regala dinamismo culturale e produce un ricchissimo indotto per moltissimi padovani. L’opposizione ha criticato strumentalmente la mozione, pur riconoscendone in diversi punti l’importanza, appellandosi al fatto che l’Università non è competenza di un Comune ma dello Stato. La verità è che anche i Consiglieri di PDL e Lega si accorgono di quanto male facciano al Paese i tagli del loro ministro delle Finanze, ma non hanno il coraggio di ammetterlo e di far prevalere la ragionevolezza rispetto alla cieca difesa delle posizioni dei loro partiti a livello nazionale. Basti pensare che qualche consigliere dell’opposizione si è domandato dove si potrebbero trovare i fondi per mantenere le Università dimenticandosi che da quando il Governo Berlusconi si è insediato sono cessate le azioni di lotta all’evasione fiscale che tanto avevano giovato ai bilanci dello Stato. Un’altra occasione mancata per fare un servizio alla cittadinanza da parte di PDL e Lega. Poco importa… Il PD e la maggioranza di Centro sinistra compattamente hanno inviato ai Ministeri una richiesta di ravvedimento sui tagli che potrebbero bloccare la più grande azienda cittadina che offre un servizio a decine di migliaia di giovani. Chissà se a Roma la Destra vorrà tenere in considerazione le nostre osservazioni o chiuderà nuovamente gli occhi di fronte all’ennesimo scempio di questo Paese. Obama e la Merkel per uscire dalla crisi hanno investito molto in formazione perchè il futuro sarà più sicuro se le nuove classi dirigenti potranno contare su solide basi culturali e scientifiche. E l’Italia sta a guardare…
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