Il nuovo Auditorium di Padova
La scelta di dare alla città di Padova un nuovo Auditorium ha attraversato quattro legislature dall’idea iniziale alla definizione concreta di un iter amministrativo adeguato ad un’opera ambiziosa come quella di cui discutiamo.
Lo studio sui diversi aspetti che la caratterizzano ha superato il vaglio di una commissione dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, è stato condiviso da una commissione allargata nella quale hanno preso parte le istituzioni cittadine e provinciali, la Camera di Commercio, la Fondazione, la Fiera, le istituzioni musicali e universitarie, è stato oggetto di conferenze pubbliche di approfondimento. L’Auditorium è il fine di atti amministrativi strategici tra cui l’operazione di permuta di aree della città tra Provincia e Comune ed è giunto alla fase del progetto preliminare predisposto attraverso un importante concorso internazionale durato 2 anni e pubblicato in volume a cura dell’Amministrazione.
Si tratta di una scelta per il futuro della città che è ormai patrimonio della città e ce travalica, a nostro giudizio, il dibattito tra i Partiti.
I Padovani hanno scelto di dotarsi di un quartiere culturale che comprenda Auditorium, Musei, Arena Romana, Centro Culturale. La città ha scelto quest’opera per fare un salto in avanti nella qualità della vita dei Padovani e per aprire spazi nuovi all’economia complessiva della nostra città.
Si tratta di uno dei passi che abbiamo sinteticamente descritto come la trasformazione di Padova: una trasformazione che darà alla città maggiore attrattiva rispetto al più ampio territorio veneto, una trasformazione che disegna il futuro di una città che valorizza la sua naturale vocazione turistica, che mette al centro la produzione artistica e che intende creare a alimentare circuiti virtuosi attorno a questa peculiarità.
Oggi a nostro parere il Consiglio discute come passare dal progetto preliminare al progetto definitivo e deve assolvere a tale compito a partire dagli elementi offerti dall’Amministrazione e non rimettendo sempre in discussione in modo polemico e strumentale i passaggi del procedimento.
Per di più l’Amministrazione che ha a cuore prima di tutti i tesori della città ha deciso di istituire una ulteriore commissione indipendente che valuti la situazione idrogeologica dell’area proprio per sgombrare il campo da ogni timore.
Solo con il progetto definitivo e quindi dando avvio a quella fase vi può essere la vera e propria valutazione di impatto ambientale e, comunque, tale procedura non è in mano al Comune che non può dunque impegnarsi a fornire i risultati in un tempo predefinito.
Più di tutto interessa fare in modo che un opera centrale come l’Auditorium possa oggi procedere nel suo iter amministrativo.
Nello stesso tempo non vogliamo rinunciare al ruolo di indirizzo politico amministrativo che ci compete:
Così immaginiamo una struttura che abbia la sua sede in Piazzale Boschetti per trasformare interamente un area e per dare corpo alla cittadella della cultura vicina al centro e all’Università, composta di musei, Arena Romana, Centro Culturale e Auditorium.
Vogliamo un auditorium che assommi le funzioni di grande sala concerti e di sede per il conservatorio e per il balletto, che rivolga la sua offerta a tutto il Veneto e contemporaneamente vogliamo anche che tale struttura sia iscritta nel più vasto sistema dedicato ai convegni che è già in parte disponibile e che verrà completato dal Centro Congressi complementare per una gestione moderna di eventi congressuali in una città come la nostra che vanta un ospedale di prima importanza e una tra le maggiori università in Europa.
E questa priorità è tale perchè siamo convinti che porterà nuova linfa non solo al panorama culturale Veneto ma all’economia della città.
Discutere oggi di altri siti significa non volere l’opera perchè l’iter amministrativo è iniziato e prevede quella ubicazione e i costi di gestione non cambierebbero se l’Auditorium venisse spostato in altro sito.
Discutere di altre priorità per la città come ho letto su qualche quotidiano significa non tenere in considerazione la volontà della Fondazione che si è impegnata a cofinanziare fino al 70% l’opera per lasciare un segno tangibile e riconoscibile. Questa disponibilità mi pare non vi sia per altre opere che appartengono ad altri ambiti sui quali, è bene ricordarlo, l’Amministrazione è già fortemente impegnata.
Infine discutere oggi di gestione ha senso se dividiamo gli ambiti tra quello immobiliare e quello culturale sapendo che un compiuto progetto culturale è una scommessa sulla quale puntare a partire proprio dal progetto definitivo e dunque da quell’atto che oggi dovremmo confermare. E in ogni caso tale valutazione non potrà prescindere dal coordinamento dell’Auditorium con altre strutture in grado di fare sistema per accogliere convegni importanti e numerosi come quelli che offre lo scenario veneto ed europeo.
Oggi sta a noi la responsabilità di dare il via ad un grande progetto che trasforma il futuro della nostra comunità, ridisegna i confini dell’offerta culturale ed economica di Padova proiettando la nostra città verso il ruolo capitale culturale e di città europea. E noi intendiamo assumerci quella responsabilità fino in fondo.
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