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01
2010

Nei primi tre mesi bruciati più di 9.600 posti di lavoro: «Zaia convochi un tavolo»

vr601fPADOVA. Più di 9.600 inserimenti in mobilità, ovvero licenziamenti, nell’arco dei primi tre mesi dell’anno. Settemila dei quali senza assegni. Non basta. Perché 554 aziende venete vedranno, quest’anno, sgonfiarsi anche il salvagente della cassa integrazione straordinaria. «La Regione deve aprire subito un tavolo di confronto col governo per assicurarsi i fondi necessari per garantire un sostegno al reddito a tutti i lavoratori che perderanno il lavoro» riflette Emilio Viafora, segretario regionale della Cgil Veneto.
Chiusa la porta della cassa integrazione straordinaria (Cigs), infatti, non resta che il baratro della mobilità. Da gennaio ad aprile la Cigs è scaduta in 133 aziende, a maggio si esaurirà in altre 71. A fine anno saranno, complessivamente, 554. «Ma dal neo governatore Luca Zaia mi aspetto anche di più».
E cosa?
«Mi aspetto che dica no ai licenziamenti, soprattutto in quei casi dove vengono utilizzati per sostituire lavoratori con più diritti con altri meno garantiti e precari».
Qual è la fotografia del Veneto che oggi si ferma per il primo maggio?
«Quella di una regione fortemente provata dal prolungarsi della crisi. Siccome non è stata sufficientemente contrastata, né a livello nazionale né regionale, oggi le imprese non reggono il riposizionamento internazionale e l’impatto occupazionale si fa sempre più pesante. Servono, insomma, misure per governare questa crisi e non solo soluzioni tampone».
Cosa intende quando parla di governo della crisi?
«Bisogna definire gli asset produttivi sui quali puntare e una politica di incentivi alle imprese che innovano, che fanno investimenti, che difendono il lavoro e che specializzano le produzioni. Questo senza dimenticare una politica economica che incentivi la ripresa dei consumi alleggerendo, con una riforma fiscale, il prelievo che grava su lavoratori e pensionati».
Un modo per sostenere i consumi non è anche quello di liberalizzare gli orari di apertura dei negozi?
«Si possono tenere aperti i negozi 24 ore al giorno, ma se i redditi disponibili rimangono quelli attuali i consumi restano bassi. Aumentando le ore di apertura si finisce solo per favorire forme di sfruttamento dei lavoratori».
Uno degli asset da valorizzare, per il Veneto, potrebbe essere il turismo?
«Certo, ma servono idee diverse. C’è ancora chi propone, per superare la crisi, nuove colate di cemento e nuova urbanizzazione. Questo in una fase in cui il mercato immobiliare è fermo, non c’è domanda e abbiamo bisogno di salvaguardare il territorio».
A proposito di interventi regionali, il governatore è tornato a sottolineare l’importanza dei contratti territoriali…
«Si continua molto sulla propaganda e non sui fatti concreti. La Cgil non solo è interessata ma considera l’espansione della contrattazione di secondo livello come un elemento fondamentale. Detto questo, oggi tutta la contrattazione che facciamo non porta nuovo salario. Ma un margine per aiutare i lavoratori veneti c’è».
Qual è questo margine?
«Penso a una diversa politica della casa, all’allargamento delle fasce di esenzione nell’accesso ai servizi, a una politica tariffaria diversificata per le categorie più deboli. Usciamo dalla propaganda e apriamo un tavolo regionale che definisca le linee di indirizzo per far sì che le Regioni destinino risorse ai Comuni che favoriscono la contrattazione territoriale e sociale utile ai lavoratori dipendenti. Questa è la sfida che lanciamo al presidente Zaia».
E dal punto di vista normativo si può fare qualcosa a livello veneto?
«Ad esempio la Regione potrebbe rivedere la legislazione sul lavoro, aiutando a mettere un freno a rapporti di lavoro frantumati e precari».
Dalla crisi può uscire un Veneto più forte?
«Sì, ma serve un patto tra i produttori per qualificare il lavoro in regione».

Written by admin in: PD per il lavoro, generale | Tag:

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