Naccarato: «L’Udc nella giunta Zanonato modello per l’Italia»
Onorevole Alessandro Naccarato, il sindaco Flavio Zanonato ha annunciato l’intenzione di allargare la giunta all’Udc: la sconfitta delle regionali ha convinto il Pd a cambiare alleanze?
«Le sconfitte non fanno mai bene, ma invitano a riflettere sugli errori: è da settimane che ho lanciato questa proposta e quindi non posso che esprimere soddisfazione per la nuova strategia avviata da Zanonato. L’Udc è entrata a pieno titolo nella nuova giunta Orsoni a Venezia e governa con il Pd le regioni Liguria e Marche. Sono stato tra i pochi (cfr 17 gennaio) a sostenere la necessità di scegliere De Poli candidato unico del centrosinistra in Veneto consapevole che il cammino dell’alleanza con l’Udc non si poteva costruire in poche settimane. Dopo la sconfitta incassata con Bortolussi, si tratta di girare pagina e uscire per sempre dalla vocazione maggioritaria che Veltroni e Franceschini hanno dato al Pd: non diventeremo mai maggioranza da soli ed è stato un grave errore presentarsi al voto del 2006 e 2008 senza l’appoggio di una coalizione».
Dopo l’uscita di Fini, che aria si respira in parlamento? C’è chi è pronto a scommettere su un nuovo grande centro con Casini, Rutelli, Montezemolo a Fini: scenario possibile?
«Allo stato attuale mi pare fantapolitica, Berlusconi è solidissimo e solo una sua eventuale uscita di scena può dare spazio ad un grande polo di centro. Oggi dobbiamo fare i conti con il Pdl e la Lega che hanno la maggioranza assoluta nel Paese: al Nord comanda Bossi, ma al centro-sud il Pdl ha guadagnato voti e conquistato Lazio, Campania e Calabria che mi paiono poco propense ad accettare il federalismo. Per non parlare della Sicilia dove convivono due Pdl, in attesa della riforma della giustizia promessa da Alfano e Berlusconi. Fini è contrario al colpo di spugna ai processi, ma vero scontro nel Pdl si consuma sul federalismo».
L’Udc ha votato contro la riforma Calderoli, il Pd a favore: difficile fare alleanze con Casini su questo tema…
«Il Pd ha approvato la riforma Calderoli e dopo un anno non ci sono né i decreti attuativi né si è fatto un passo avanti per definire il costo standard. Colpa del governo. Bossi non potrà mai convincere il Sud sul federalismo fiscale e le contraddizioni stanno per scoppiare e noi abbiamo il dovere di rivedere le alleanze. Il buco della sanità del Lazio è spaventoso e così pure in Campania e Calabria e la Lega dovrà ripianare il deficit com’è avvenuto per Roma e Catania».
Quindi avanti tutta con l’Udc e non solo a Padova?
«E’ evidente che l’alleanza va costruita ovunque sia possibile: nel 2011 si eleggono i sindaci di Milano, Napoli, Torino e Bologna. E nel Padovano si vota ad Este, Abano, Vigodarzere, Montegrotto, Noventa e Grantorto e gli accordi non vanno siglati due settimane prima di presentare le liste».
A Padova Idv e Sinistra e libertà sono contrari all’ingresso dell’Udc in giunta perché un anno fa De Poli si è apparentato con Marco Marin: come si giustifica tanta generosità del Pd?
«Con la necessità di costruire un’alleanza più ampia in città, dove il centrosinistra non ha più la maggioranza ma ha perso molti consensi: Terranova ha votato il bilancio del Comune manifestato apprezzamento su almeno tre punti del nostro programma. Le critiche di Idv, Sinistra e le ritrosie di settori del Pd sono ingiustificate: tre assessori sono stati eletti in Regione e quindi abbiamo l’occasione perfetta per allargare la giunta, senza giochi dietro le quinte ma non con la massima trasparenza».
E su che base troverete l’accordo con l’Udc?
«Su almeno tre questioni di grande rilevanza. Il nuovo ospedale di Padova che ha visto proprio in Oreste Terranova uno dei protagonisti del lavoro preliminare in facoltà e azienda ospedaliera. Si tratta della più grande opera pubblica del Veneto del prossimo decennio, a patto che la Regione ci dia una mano. Con l’Udc abbiamo gestito assieme Acegas-Aps, ovvero i servizi forniti ai cittadini padovani: Domenico Minasola è stato nel Cda ed ha approvato tutte le scelte amministrative. Infine con il partito di Casini c’è una comune visione sui temi dell’immigrazione e delle politiche sociali a sostegno delle famiglie colpite dalla crisi economica, mentre Lega e Pdl sono su sponde opposte».
Chi decide alla fine: il sindaco da solo, il Pd o l’intera coalizione?
«Il sindaco è eletto direttamente dai cittadini e la legge gli affida pieni poteri in materia di nomina e revoca delle deleghe, ora aspettiamo il sì dell’Udc ma il traguardo è ormai vicino. Padova, dopo Venezia, vuole diventare un piccolo modello per l’Italia».
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