apr
20
2010

Indagine del «Sole 24 Ore»: Magistrati padovani tra i più produttivi in Italia

16993411Gli uffici giudiziari di Padova si difendono con dignità, tenuto conto della carenza di mezzi ed organici a disposizione, anche se però non sempre il rapporto tra risorse ed efficienza operativa coincidono. Il tribunale padovano occupa una posizione onorevole nella graduatoria nazionale. Figura al quindicesimo posto tra i 165 uffici giudiziari distribuiti sul territorio nazionale, primo nel Veneto con 766 fascicoli l’anno chiusi per magistrato. Nel civile abbiamo una variazione delle pendenze dell’1,8% in più rispetto alla precedente rilevazione, mentre nel penale è del 43%. La classifica di rendimento, elaborata dal quotidiano Sole 24 Ore su dati del Ministero della Giustizia, si riferisce ai procedimenti esauriti tra il 2004 e il 2008.
«La disfunzione più rilevante continua a registrarsi nel settore civile, in particolare nel contenzioso civile ordinario, dove il numero dei procedimenti compresi nei ruoli dei singoli magistrati addetti è mediamente intorno a mille, pur in presenza di un elevato livello medio di laboriosità e produttività. Ciò determina tempi non ristretti nella fissazione delle udienze e nello svolgimento delle attività processuali», aveva sottolineato il giudice Mario Fabiani, presidente del tribunale di Padova, all’apertura del nuovo Anno Giudiziario.
Per quanto concerne la durata dei processi civili, nel periodo compreso tra luglio 2008 e giugno 2009, il tempo medio di definizione dei giudizi ordinari di cognizione continua ad essere di 3-4 anni. La durata media del processo penale è invece di 199 giorni per il rito monocratico e 607 per il rito collegiale.
Ogni anno arrivano in Procura dai 15 ai 18 mila procedimenti contro persone note. Il carico medio per ogni pm varia da 1200-1300 fascicoli. E quelli in giacenza vengono smaltiti con una frequenza maggiore rispetto ai nuovi.
Ma come ridisegnare la struttura dei vari uffici giudiziari? Gabriele Guarda, presidente dell’associazione culturale «Nuova Giustizia» e vice-presidente dell’Unione europea dei funzionari giudiziari ha una ricetta sicura: «L’utilizzo delle nuove tecnologie è rimasto limitato alla sostituzione dei registri cartacei e della macchina da scrivere. Nessuno si è preoccupato di ridisegnare la struttura degli uffici sfruttando appieno le potenzialità offerte dall’informatica, né di promuovere la necessaria evoluzione culturale di tutti gli attori del processo».

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