Coraggio e onestà intellettuale per un PD più unito che torni a correre
Mattino di Padova 17/4/2010 -A volte sembra che 2 anni di esperienza del neonato PD siano serviti solo ad acuire le partigianerie piuttosto che a maturare un’autonoma visione d’insieme: non nascondo che ho letto con il sorriso sulle labbra l’intervento di ieri di Stefano Allievi il quale sembra non essersi accorto che la campagna elettorale è finita e che la riflessione oggi merita un respiro più ampio se si vuole comprendere davvero come il PD non riesca a salire nel gradimento dei Veneti oltre un magro 20 %.
Un sollievo giunge dalle prime riunioni degli organismi dirigenti che invece pare abbiano gli strumenti per guardare a ciò che è successo con la volontà di assumersi la responsabilità di disegnare finalmente prospettive nuove per un partito che ha bisogno di tutte le sue energie per ritornare a vincere. Secondo me la prima cosa da fare è evitare le caricature: la lettura del dato elettorale va fatta seriamente tenendo presente tutti gli elementi che hanno contraddistinto questa fase.
È vero che la sconfitta del PD, perché di sconfitta si tratta, non può essere scaricata sul segretario nazionale perché Bersani non ha la bacchetta magica e in 5 mesi ha fatto molto, non ha quindi senso riaprire la discussione del congresso nazionale dell’autunno scorso.
Dispiace però vedere come l’analisi sia lucida solo quando riguarda cose lontane da sé, mentre quando riguarda i fatti di casa nostra il pensiero diventa sempre un po’ meno limpido. La fase delle candidature a Padova, è bene ricordarlo è stata condivisa con l’assemblea di tutti i circoli della provincia che hanno chiesto sulla lista di poter indicare 3 candidati per la zona dell’alta, 3 per la bassa e 3 per la città, con la volontà di dare rappresentanza a tutti i territori, di soddisfare la parità di genere e di costruire una lista competitiva in modo da far crescere i consensi del PD. Per sostenere i candidati si sono raccolte anche molte firme di elettori ed elettrici, non solo iscritti, attivando un processo fortemente democratico. E così è stato.
Molti pensavano che i consiglieri regionali eletti del PD a Padova sarebbero stati solo due. Così, mentre fino al giorno prima della presentazione della lista, la segreteria provinciale ha cercato nel territorio della provincia di Padova nomi autorevoli e capaci di trainare l’elettorato del PD, molti esponenti (sindaci in carica, ex amministratori, personalità che fossero espressione del territorio provinciale) si sono tirati indietro, a testimoniare che senza l’elezione garantita ad alcuni non interessava correre. Oggi i dati testimoniano senza tema di smentita che se si fosse risposto con maggiore convinzione all’appello del Segretario provinciale, la provincia avrebbe il suo consigliere regionale, alla faccia del padovacentrismo e di altre amenità che ho sentito ultimamente. Coraggio che invece non è mancato alle candidature territoriali di rinnovamento, come quella di Martina Maraffon e di Germana Urbani “accompagnate e promosse” dalla segreteria provinciale, che alla prova dei fatti si sono rivelate anche piuttosto competitive.
Aggiungo poi che i dati testimoniano come un pezzo del nostro elettorato non ha preso bene il rifiuto di alcuni alla candidatura e ha preferito o l’astensione o peggio è transitato ad altri schieramenti.
Sembra poi strano leggere nelle parole di Allievi che il gruppo dirigente avrebbe scelto di spendere il suo peso politico tutto a favore di un solo candidato, quando, poche settimane fa, gli articoli dei quotidiani locali parlavano di quello stesso gruppo dirigente come i ragazzi di via Beato Pellegrino chiusi nel fortino come i giapponesi, mentre per altri candidati si schierava sugli stessi quotidiani il sostegno di senatori, sindaci, assessori, consiglieri regionali e chi più ne ha più ne metta. Il punto è che se non si esce dalla logica della contrapposizione finalizzata alla difesa di una parte (giusta o sbagliata fa lo stesso) si fa solo il male di un partito che invece è nato per unire tradizioni, esperienze, idee di futuro e tante persone che vogliono un’Italia più giusta. Allevi ha ragione quando dice che il progetto del PD, nel quale abbiamo creduto e continuiamo a credere fino in fondo, non esce sconfitto dalle urne, perché appartiene alla categoria dei “pensieri lunghi”. Però per far vivere quel progetto occorre più coraggio, più onestà intellettuale e forse anche un maggiore impegno collettivo, lasciando poco spazio a luoghi comuni che fino ad ora non ci hanno certo aiutato in questo difficile ma appassionante cammino.
Gianluca Gaudenzio
Consigliere comunale PD
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