apr
14
2010

«Ripartiamo dai problemi della gente»

la401fNo al partito del Nord, sì a un partito dei territori. Il Pd prova a ripartire dai circoli, quelle che un tempo si chiamavano sezioni, ma boccia l’idea di Romano Prodi di un partito federale, gestito dai segretari regionali. Un’idea subito rilanciata dal sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, uno dei pochi amministratori del Nord a resistere all’ondata leghista: «E’ l’unico modo per far saltare le componenti interne e rilanciare al Nord il partito».
All’indomani dell’ennesima sconfitta elettorale, il partito riflette su quella che senza tanti giri di parole Anna Finocchiaro descrive con il termine appropriato: botta. «Il Pd è come uno che ha preso una botta ma invece di chiudersi in casa ha deciso di uscire…una reazione vitale», dice la capogruppo al Senato. «Dobbiamo organizzare una forte reazione» perchè «in gioco c’è l’Italia», rincara Pier Luigi Bersani.
Per il principale partito di opposizione è cominciata ieri una settimana di passione, tutta dedicata all’esame del voto. La settimana si chiude sabato con la direzione che dovrebbe mettere a punto la strategia per il rilancio da qui al 2013.
Ieri il segretario ha riunito la segreteria, allargata a tutti i segretari regionali e ha partecipato all’assemblea dei senatori. Bersani non nega la sconfitta ma invita il partito a trovare il modo di «essere più utile al Paese». Il segretario boccia l’idea di Romano Prodi di abrogare le primarie per affidare ai segretari regionali la riorganizzazione e il compito di nominare il futuro segretario nazionale. Una proposta rilanciata da Sergio Chiamparino, pronto a rendersi disponibile se ci saranno le condizioni per farlo. «Non è il momento di riaprire il dibattito sulla forma partito, perchè ora noi dobbiamo parlare al paese», taglia corto Bersani, ammettendo la necessità di dare più spazio ai territori perchè «tutte le vicende ci insegnano qualcosa». E ancora più netto è il giudizio di Franco Marini. «L’assetto del partito è deciso, rimetterlo in discussione è una follia: c’è chi pensa che Prodi abbia agito in buona fede ma io non apprezzo nè lo spirito nè la proposta», avverte. Dunque basta discussioni sui «contenitori». Il vero problema del Pd è riscoprire il gusto della democrazia e degli organismi di partito che sulle questioni «discutono, si dividono e mettono al voto», garantisce Marini. «Votare dovrebbe essere ordinario, l’importante è che una volta votato si fa quel che si è deciso», gli replica Bersani.
«Noi dobbiamo essere un partito federale ma che non insegue la Lega perchè il Pd deve essere un partito che ha a cuore l’unità del Paese», avverte Rosy Bindi. Per il presidente democratico in questo momento «più che aggiustamenti dello statuto c’è la necessità di rilanciare progetto e programma».
La pensano allo stesso modo i segretari regionali. «I poteri noi segretari già li abbiamo, basta leggere lo statuto», ricorda il segretario delle Marche, Palmiro Ucchielli. «Non vinciamo se discutiamo formule ma se rilanciamo idee», gli fa eco Maurizio Martina, segretario lombardo. Taglia corto il segretario toscano, forte del 3% in più del Pd. «Abbiamo vinto perché avevamo un candidato forte e ben radicato», dice Andrea Manciulli. Quanto ai circoli «devono diventare luoghi di confronto su problemi reali».

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