mar
12
2010

Sanità in Veneto: «Un buco da 100 milioni»

bortUn buco che oscilla tra i 75 e i 100 milioni, che i veneti copriranno pagando di più su Irpef e Irap.
Il disavanzo della Sanità rischia di costare decisamente molto caro ai contribuenti. A lanciare l’allarme da Padova sono il candidato al consiglio regionale Mauro Bortoli (Pd) assieme ai consiglieri provinciali Fabio Rocco e Boris Sartori.
«Fonti fidate ci assicurano che c’è un debito importante, stimabile tra i 75 e 100 milioni di euro, nella gestione sanitaria regionale - dichiara Bortoli - ma a differenza degli anni scorsi, nel 2009 non è stata fatta una manovra finanziaria sull’addizionale Irpef per fronteggiarlo. Per opportunità elettorale. E’ un eredità che la giunta Galan lascia alla nuova amministrazione regionale e alle tasche dei veneti». La Giunta regionale ha deciso di non confermare la manovra fiscale per il 2010 specificando che le virtuose politiche di contenimento dei costi attivate dalla Regione permettevano di coprire la spesa sanitaria delle gestioni 2009 con un livello inferiore di risorse rispetto all’anno scorso. Leggendo però il provvedimento «Direttive per la formazione del bilancio relative all’esercizio 2010», approvato il 2 marzo scorso con la delibera di giunta nr. 468, si trova un paragrafo denominato «mantenimento degli equilibri di bilancio» mai comparso nelle direttive di gestione dei precedenti bilanci regionali. Esso recita: «L’attività di stretto monitoraggio della spesa sarà prodromica ad una pronta e adeguata attivazione di tutte le iniziative che dovessero rendersi necessarie al fine di assicurare il mantenimento degli equilibri di bilancio da conseguirsi mediante la piena copertura di eventuali disavanzi gestionali dell’esercizio 2009, in specie riconducibili al settore sanitario». Se, come sostengono Bortoli, Rocco e Sartori, il Veneto si presenterà la settimana prossima ai tavoli di monitoraggio della sanità coi conti in rosso, la legge 311/2004 farà scattare una diffida a coprire il disavanzo sanitario entro il 30 aprile. «Dovranno agire aumentando Irpef e Irap a elezioni avvenute, altro che ridurre di 120 milioni il prelievo fiscale - sottolinea Bortoli - e se non agiranno entro il 31 maggio verranno applicate le aliquote massime, che porterebbero l’Irap a 4,90% e l’addizionale Irpef a 1,4%».

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