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31
2010

GIUSTIZIA: «Ritardi, la colpa è del governo

caloCalogero: inaccettabile delegittimazione dei giudici. Protesta delle toghe -VENEZIA - Puntuale, attenta, quasi minuziosa nel fornire i dati delle carenze della Giustizia nel Veneto, ma anche nel riferire gli sforzi dei magistrati per evitare il fallimento totale. Di fronte a sé, la presidente della Corte d’appello Manuela Romei Pasetti, a differenza di altri suoi colleghi che come lei parlavano nello stesso momento, aveva un ministro, Renato Brunetta, che tra l’altro in più occasioni aveva esternato sui giudici sostenendo che lavorano poco. E la presidente si è rivolta a lui, citandolo due volte.
Ma la standing ovation, tutti in piedi ad applaudire per alcuni minuti, l’ha raccolta il neo procuratore generale Pietro Calogero. «Non è più tollerabile - ha affermato - anche perché è fonte di inaccettabile delegittimazione del suo ruolo che la magistratura sia sistematicamente additata come responsabile di lentezze, ritardi e inefficienze del sistema, nonostante sia preciso dovere del ministro della Giustizia, quindi del governo, di provvedere all’organizzazione e al funzionamento dei servizi inerenti alla giustizia e nonostante questo dovere venga da anni sistematicamente disatteso».
E l’ex procuratore di Padova ha rincarato la dose, sostenendo che «l’inadempimento e la connessa responsabilità per la mancata attuazione del processo giusto sotto l’aspetto della sua ragionevole durata sono imputabili al governo e non alla magistratura» e che «appare manifesta l’irragionevolezza» della proposta del «processo breve», come pretendere «dal conducente di un’auto vecchia e malandata di coprire un tratto di strada in un tempo così breve che solo una macchina nuova e veloce potrebbe compiere».
Pochi minuti prima, i magistrati seduti tra il pubblico - una ventina - hanno indossato le loro toghe nere d’udienza e tenendo in mano la Costituzione sono usciti dall’aula non appena ha preso la parola il rappresentante del ministero della Giustizia (sono rientrati non appena ha concluso l’intervento). Il giudice Silvia Bianchi, presidente della giunta veneta dell’Anm, ha poi spiegato quel gesto. «Lo abbiamo fatto - ha detto - per difendere i principi costituzionali e respingere gli insulti e la continua delegittimazione subita in questi anni. Vogliamo denunciare la totale assenza di una politica giudiziaria volta ad una riforma organica in modo da offrire ai cittadini tempi ragionevoli per la risoluzione delle controversie e dei processi, mentre da anni assistiamo alla produzione di leggi irrazionali e prive di coerenza sistematica, pensate esclusivamente per singole vicende giudiziarie».
E a chiarire come quotidianamente sono costretti a lavorare i magistrati è stata la presidente della Corte: con determinazione ha sottolineato le carenze croniche di magistrati e personale amministrativo (-30%, ad esempio, al Tribunale dei Minori). «In Veneto mancano 27 magistrati - ha sostenuto - e 62 figure amministrative». E - anticipando il ministro Brunetta che a lato dell’inaugurazione ai giornalisti ha dichiarato che «il governo ha fatto moltissimo…l’informatizzazione consentirà di aumentare la produttività fino al 50 per cento, penso che tra un mese o poco più vedremo i primi risultati» - Manuela Romei Pasetti ha denunciato la scarsa attenzione del ministero della Giustizia per la preparazione professionale del personale amministrativo. Proprio perché anche se ci sono i computer e la rete funziona, manca il personale in grado di far procedere il progetto per la digitalizzazione.
La presidente poi ha fornito altre cifre, per smentire chi parla dei giudici come fannulloni: «A Venezia, in Corte, ogni magistrato produce il 50 per cento di sentenze in più dei colleghi di Milano e nei Tribunale veneti i giudici monocratici hanno smaltito il 78 per cento e i collegi il 74 per cento di processi nel giro di un anno». «Il problema sono i tempi morti - ha concluso - succede che i processi arrivino già prescritti perché, in media, passano 330 giorni dalla sentenza di primo grado al momento in cui il fascicolo giunge in Corte d’appello a Venezia».

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