L’appello dei sindaci Pd: «Serve un’ampia alleanza»
PADOVA - I sindaci di Padova e Venezia chiedono al Pd uno sforzo in vista delle Regionali. Il senso è quello di lavorare per creare un’alleanza ampia, marcatamente in salsa anti-leghista, per cercare di contrastare l’annunciata cavalcata dei padani verso Palazzo Balbi. «In questo momento per il partito la priorità è porre delle basi per un’alleanza vasta, che si fondi su un programma condiviso. Solo in seguito si potranno fare dei nomi». Così Flavio Zanonato, primo cittadino di Padova e uomo forte del Pd in Veneto, che ha parlato delle strategie del centrosinistra in vista delle regionali di marzo. «Mi piace Bortolussi, il leader della Cgia di Mestre, non lo nascondo - ha spiegato Zanonato -; ma allo stesso modo mi piace l’ex Magnifico Rettore del Bo Vincenzo Milanesi e, in fondo, non mi dispiace nemmeno la collega di Montebelluna Laura Puppato.
Il problema, però, è un altro: vanno innanzitutto individuati alcuni temi forti, sui cui creare una convergenza forte. Altre cose sono inutili. Allo stato attuale, infatti, chiunque se ne venga fuori dicendo di appoggiare questo o quell’altro fa male a sé, al candidato stesso e alla coalizione. La campagna per Palazzo Balbi non è una partita a carte, ma una competizione di squadra, dove si vince solo con uno sforzo collettivo». Il numero uno di palazzo Moroni non ha nascosto la sua personale strategia: «Adesso la cosa più importante è quella di non danneggiare il proprio schieramento: bisogna evitare quindi di dire cose che possono risultare pericolose. Il secondo passaggio, invece, è quello di lavorare seriamente per un’alleanza vasta». Sebbene non abbia fatto alcun riferimento esplicito all’Udc di Antonio De Poli, Zanonato ha dato comunque un’indicazione chiara per un possibile accordo. «Va creata un’alleanza ampia altrimenti non si vince.
E’ possibile ottenere un risultato positivo quando ci si ritrova su una base programmatica forte. Prima dunque individuiamo degli elementi di convergenza e poi cerchiamo la figura che meglio possa interpretarli. Io non sostengo un candidato, ma un metodo. Quello che dice che prima ci vuole il programma e poi l’uomo in grado di rappresentarlo». Anche il sindaco di Venezia Massimo Cacciari si è espresso in questa direzione. «Il Pd - ha detto - non riesce a tenere la barra ferma su una scelta che è stata in qualche modo assunta che è stata quella di guardare verso l’Udc. Da questa linea di principio non riesce a farne seguire azioni coerenti, regione per regione, comune per comune». E in vista delle Regionali in Venetoe della possibilità per il centrosinistra di battere il candidato del centrodestra Luca Zaia in Veneto, ha aggiunto. «Ci vorrebbe un piccolo miracolo, possibile solo se si formasse un vero e proprio partito del Presidente capace di unire oltre al Pd e ai cattolici tutte le anime contrarie alla Lega della destra. Ma ci vorrebbe uno sforzo di fantasia che al momento proprio non si vede». Ieri, nel frattempo si è tenuto un incontro tra i segretari regionali del Pd e dell’Udc, Rosanna Filippin e Antonio De Poli (presente anche il responsabile dei rapporti con gli enti locali del Pd Davide Zoggia).
De Poli ribadisce il desiderio di andare avanti «con un nostro percorso che presenteremo la prossima settimana assieme a un appello ai veneti affinché ci aiutino a contrastare Zaia». Dal fronte Pd, poche nuove. L’unica cosa certa è l’indicazione di Zoggia (che va nell’ottica di quanto chiesto dai sindaci): «Dobbiamo allargare l’alleanza per costruire nei territori un’alternativa al centrodestra. Il Pd veneto è a disposzione di questo progetto». Il problema è la difficoltà di fare sintesi tra tutte le forze di centrosinistra e i cattolici. La Federazione della sinistra, infatti, ha ribadito in una nota il suo «no» all’Udc. E l’Italia dei valori, si sa, è sulla stessa posizione.
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