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01
2009

NOTA DEL PD SUL DECRETO ANTICRISI

camera482_imgIl DL 78 (sulla cui conversione in legge il Governo ha posto la fiducia) è il settimo decreto legge in materia economico-finanziaria e (includendo anche quello in materia di banche) il quarto cosiddetto “anticrisi”.

In realtà anche in questo caso di anticrisi c’è molto poco tanto che, almeno per quanto riporta la relazione tecnica, si tratta di un provvedimento che migliora i saldi (molto probabilmente anche in questo caso non sarà così, le coperture sono molto incerte).

In breve, le principali misure contenute nel decreto presentato alla Camera e le modifiche apportate in commissione.

Sviluppo

Tremonti-ter (detassazione utili reinvestiti in macchinari articolo 5). Esclusione dall’imposizione sul reddito di impresa del 50% del valore degli investimenti in macchinari e apparecchiature compresi nella divisione 28 della tabella Ateco, fatti a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 30 giugno 2010. Si tratta di una norma molto attesa ma che rischia di essere inefficace perché troppo stringente nei requisiti: beni ammissibili (solo macchinari), soggetti e categoria fiscale (solo imposte dirette e non Irap, escluso chi opera in contabilità semplificata), requisiti temporali. Meglio sarebbe stato ridare piena efficacia agli strumenti introdotti dal Governo Prodi e sostanzialmente vanificati da Tremonti (es. il credito d’imposta per la ricerca che pochi giorni fa ha esaurito le prenotazioni telematiche in pochi secondi, il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, la detrazione per le spese per l’efficientamento energetico, ecc.).

Pagamenti dei debiti della PA (articolo 9). Per il pagamento del pregresso si stabilisce che alcuni miliardi saranno messi a disposizione dall’assestamento (sembrerebbero 18). Questo riguarda solo lo Stato (mentre per gli enti locali si è provveduto con gli emendamenti, si veda in seguito). Per il futuro, nonostante l’impegno europeo, si rischia persino di peggiorare la situazione, perchè si stabilisce che il funzionario che adotta provvedimenti che comportano impegni di spesa ha l’obbligo di accertare preventivamente che il programma dei pagamenti necessari sia in linea con gli stanziamenti di bilancio e con le regole della finanza pubblica: la violazione di questo obbligo comporta responsabilità disciplinare e amministrativa. Questo rischia di determinare la paralisi.

Fisco e paradisi fiscali

Compensazioni crediti fiscali (articolo 10). Viene riorganizzato il sistema delle compensazioni fiscali, con lo scopo di contrastare gli abusi e per incrementare la liquidità delle imprese. Fra le principali novità, un controllo più incisivo sulla spettanza del credito Iva annuale chiesto a rimborso e la compensazione del credito annuale per importi oltre i 10mila euro annui. La misura è resa necessaria dal rilevante ammontare delle compensazioni inesistenti (anche se il Governo finora non ha fatto che soppriemere tutte le principali norme antievasione). La misura più richiesta (innalzamento a 700mila euro del limite massimo di crediti d’imposta e contributivi compensabili è però rimasta solo un’eventualità.
Ci sono poi le norme che precedono lo scudo fiscale (introdotto da un emendamento, si veda in seguito). Queste norme, inasprendo i controlli sui paradisi fiscali, dovrebbero incentivare l’adesione allo scudo. Si tratta, in particolare del contrasto all’arbitraggio fiscale internazionale (articolo 13) e la lotta ai paradisi fiscali (articolo 12). Con una norma presuntiva, si stabilisce che investimenti e attività finanziarie fatte da italiani in paradisi fiscali sono illegali e vanno considerati come redditi sottratti a tassazione.

Svalutazione fiscale dei crediti in sofferenza (articolo 7). Dopo avere, esattamente un anno fa, inasprito il regime fiscale della svalutazione dei crediti bancari in sofferenza (esempio di scarsa lungimiranza da parte di Tremonti, perché rappresenta un disincentivo alla concessione di credito) si fa parzialmente marcia indietro, incrementando, in maniera molto macchinosa e di difficile applicazione, la percentuale incrementale della svalutazione fiscalmente deducibile degli accantonamenti per rischi su crediti.

Lavoro

Premio di occupazione (articolo 1, commi da 1 a 4). In via sperimentale per gli anni 2009 e 2010, si consente alle imprese di utilizzare in progetti di formazione o riqualificazione i lavoratori già destinatari di trattamenti di sostegno al reddito in costanza del rapporto di lavoro. . La disposizione prevede che la formazione possa includere anche “attività produttiva connessa all’apprendimento”. Si tratta di un’innovazione di grande portata che non si può escludere che possa preludere a pratiche discorsive nell’utilizzo di tale istituto, con una conseguente impennata delle richieste.
Autoimprenditorialità (articolo 1, commi 7 e 8). Si stabilisce l’estensione dell’incentivo attualmente previsto per i datori di lavoro che assumono lavoratori destinatari per gli anni 2009 - 2010 di ammortizzatori sociali in deroga, anche al lavoratore destinatario del trattamento di sostegno al reddito nel caso in cui lo stesso ne faccia richiesta per intraprendere un’attività autonoma, avviare una auto o micro impresa o associarsi in cooperativa. E’ stabilito che il lavoratore, successivamente all’ammissione al beneficio e prima dell’erogazione, debba dimettersi dall’impresa di appartenenza. Si tratta di una misura di dubbia efficacia, se si considera l’esiguità delle cifre liquidate a fronte degli investimenti necessari per l’avvio di un’attività autonoma e, soprattutto, se si tiene conto della critica congiuntura economica, in cui già migliaia di aziende piccole e piccolissime chiudono o sono prossime alla chiusura.

Contratti di solidarietà (articolo 1, comma 6). In via sperimentale per il 2009 e il 2010 è prevista la stipula di contratti di solidarietà che prevedono un aumento del trattamento pari al 20% del trattamento retributivo perso a seguito della riduzione di orario, per una durata massima fino al 31 dicembre 2010.

Assunzioni precari (articolo 17, comma da 10 a 19). Previsti dalle leggi finanziarie 2007 e 2008. Ci sarà un percorso di reclutamento speciale, per il triennio dal 2010 al 2012, fondato sul concorso pubblico, per il personale che pur avendo i requisiti previsti dalle citate leggi finanziarie non può beneficiare dei percorsi di stabilizzazione previsti essendo la vigenza degli stessi limitata al 31 dicembre 2009. E’ data possibilità, anche, alle amministrazioni di poter riservare ai precari una percentuale non superiore al 40 per cento dei posti complessivi messi a concorso. Le graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni, approvate successivamente al 1° gennaio 2004, sono prorogate al 31 dicembre 2010. Tali misure rischiano di risultare quasi del tutto inefficaci per moltissime amministrazioni, laddove permanga il blocco del turnover del 10 per cento.

Altre misure

Ripresa versamenti Abruzzo (articolo 25, commi 2 e 3). Si tratta di uno degli aspetti più gravi del provvedimento e che il Partito democratico ha denunciato in tutte le sedi. Infatti, contrariamente a quanto concesso in occasione di precedenti calamità, il DL stabilisce che i tributi sospesi per il 2009 a cittadini e imprese dei comuni colpiti dal sisma dovranno avvenire già a decorrere dal 1° gennaio 2010. In sostanza, dal 1° gennaio, le popolazioni colpite dal terremoto non solo dovranno riprendere a versare regolarmente tasse e contributi, ma sarà chiesto loro anche di restituire tasse e contributi sospesi per l’anno 2009, integralmente e con una semplice rateizzazione di 24 mesi, condizione mai applicata in casi analoghi (di solito la rateizzazione è molto più lunga e su un ammontare ridotto forfetariamente a meno della metà).

Alitalia (articolo 19, commi 3 e 4). Salgono al 70,97% i rimborsi per i piccoli obbligazionisti Alitalia. Saranno rimborsati anche gli azionisti che potranno cedere al ministero dell’Economia i propri titoli per un controvalore determinato sulla base del prezzo medio di borsa delle azioni nell’ultimo mese di negoziazione ridotto del 50 per cento. Agli azionisti vengono concessi titoli di Stato: in sostanza, tutti i contribuenti dovranno contribuire a ripagare parzialmente i risparmiatori danneggiati dall’attuale Governo.

Interventi urgenti reti energia (articolo 4). Sarà un commissario con poteri sostitutivi e derogatori.a seguire la realizzazione degli interventi relativi a reti per la trasmissione e distribuzione dell’energia, realizzati con capitale prevalentemente o interamente privato, per i quali ricorrano particolari ragioni di urgenza in riferimento allo sviluppo socio-economico. Ancora una volta si ricorre ai commissari e si escludono cittadini e amministrazioni interessate.

Massimo scoperto (articolo 2, comma 2). Visto che la norma di soppressione del massimo scoperto introdotta dal Governo nel DL 185 ha consentito molte scappatoie alla banche, si prevede che l’ammontare del corrispettivo omnicomprensivo non possa superare lo 0,5%,per trimestre, dell’importo dell’affidamento, a pena di nullità del patto di remunerazione.

Le principali modifiche apportate in Commissione

Scudo fiscale

Si consente di rimpatriare i capitali esportati all’estero pagando una aliquota del 5% sul capitale. La norma è però ambigua e quindi eludibile: chi riuscisse a dimostrare di aver detenuto capitali per un periodo inferiore potrebbe arrivare a pagare solo l’1% (anche il sottosegretario Vegas lo ha confermato seppure non ufficialmente). Sono esclusi dallo scudo tutti i reati tranne l’omessa dichiarazione e la dichiarazione infedele: attenzione però, perché bisogna ricordare che la dichiarazione di adesione allo scudo è anonima, quindi l’esclusione dei reati significa solo che chi dovesse subire, in seguito e per ragioni non legate allo scudo, un accertamento o un’indagine non sarebbe protetto dallo scudo stesso.

Di dubbi invece ne restano, e tanti, sulle modalità del rimpatrio (quali attività far rientrare e come), se fuori o dentro l’Ue, e sul rapporto tra regolarizzazioni e rientri: tecnicismi tutt’altro che scontati.

Pensioni rosa

Per le donne nel pubblico impiego l’età per la pensione passerà da 60 a 61 anni dal prossimo 1° gennaio. Proseguirà l’aumento di un anno ogni biennio (secondo scatto nel 2012) fino ad arrivare all’età di 65 anni che è quella già prevista per gli uomini. In questo modo il governo ritiene di dare attuazione a una sentenza della Corte di giustizia europea. Per le finestre si prevede che dal 1 gennaio 2015 i requisiti per l’età anagrafica siano adeguati all’incremento della speranza di vita accertati dall’Istat, con riferimento al quinquennio precedente.

L’uso strumentale della sentenza risulta palese poiché questo caso specifico ha subito un’accelerazione mai vista in altri casi simili o addirittura più gravi. il caso italiano si caratterizza anche sul piano della discriminazione economica, infatti, la donna che va in pensione 5 anni prima dell’uomo versa cinque anni in meno di contributi (considerato che mediamente il livello retributivo femminile in Italia è ampiamente inferiore a quello maschile), determinando, con contributi, una pensione più bassa.

Infatti, se confrontiamo il nostro paese con gli altri paesi europei, vediamo che in Italia vi è la maggiore differenza dell’entità delle pensioni fra uomini e donne, calcolata come percentuale sull’ultimo stipendio (gli uomini ricevono il 64% contro il 46% delle donne) rispetto alla media europea.

Per quanto concerne, infine, la previsione di rivedere a decorrere dal 2015 il limite di età minimo per l’accesso alla pensione, sulla base di indicatori demografici Istat (comma 2), va rilevato innanzi tutto la incongruenza dell’introduzione di tale previsione all’interno di un decreto legge, laddove la loro efficacia non si produrrà prima di 6 anni. Peraltro, la disposizione si configura come una sorta di delega in bianco al Governo, il quale sarebbe autorizzato a determinare con un proprio regolamento - non con norma legislativa, come sin qui sempre avvenuto - il limite anagrafico per accedere al godimento del diritto al trattamento previdenziale.

Pensioni PA

Per andare in pensione nella pubblica amministrazione occorreranno 40 anni di contributi, contando anche l’eventuale contribuzione figurativa come i riscatti della laurea o del periodo di leva. Almeno dal 2009 al 2011. «Salvati» solo magistrati, professori universitari e dirigenti medici responsabili di struttura complessa. Nel 2009, 2010 e 2011 i dipendenti pubblici, saranno, dunque, obbligati ad andare in pensione con 40 anni di contributi sia figurativi sia da riscatto: attualmente la misura nella riforma Brunetta era prevista per la sola contribuzione effettiva.

Le amministrazioni pubbliche possono «a decorrere dal compimento dell’anzianità massima contributiva di 40 anni del personale dipendente» risolvere «unilateralmente il rapporto di lavoro e il contratto individuale, anche del personale dirigenziale, con un preavviso di sei mesi fermo restando quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di decorrenze dei trattamenti pensionistici».

Patto di stabilità per i pagamenti degli enti locali

Vengono esclusi dal patto di stabilità interno i pagamenti effettuati a valere sui residui passivi degli enti locali (meccanismo analogo a quanto già previsto dal decreto approvato dal CDM per i pagamenti dei ministeri) fino a un limite di 2 miliardi di euro. È positivo, anche noi avevamo chiesto un meccanismo analogo ma per importi più ampi (5 miliardi).

Sanatoria per le slot machine. Le novità contenute nell’emendamento al decreto anticrisi dei relatori, arricchito da proposte di altri parlamentari, contengono una sanatoria per le violazioni sui versamenti delle imposte sulle slot machine: l’impatto delle nuove norme non è chiaro, perché sulle concessionarie grava una multa da 90 miliardi della Corte dei conti, somma di tasse non pagate, contratti non rispettati e interessi; non c’è uniformità di giudizio se la sanatoria vada a incidere su tutto questo ammontare o solo su una parte (abbiamo chiesto chiarimenti al Governo). Novità anche per il bingo, con la possibilità di istituire una nuova forma di giocata con l’estrazione dal numero 1 al 100. Nuove scadenze, poi, per il pagamento dell’imposta unica sulle scommesse.

Badanti e colf

Praticamente all’indomani dell’approvazione definitiva del DDL sicurezza e, dunque, a ridosso dell’introduzione nel nostro ordinamento del reato di clandestinità, con quest’emendamento al Decreto anti - crisi il Governo sta cercando, in modo decisamente parziale e un po’ confuso, di porre rimedio ai danni e ai moltissimi problemi che la sua stessa assurda nuova normativa sta già creando alle famiglie e ai lavoratori stranieri coinvolti (in Italia si contano 600 mila lavoratori domestici registrati all’Inps, in gran parte donne straniere, e le stime che comprendono le colf e le badanti irregolari arrivano a calcolarne fino al doppio. L’ultimo decreto flussi ne ha previsto l’ingresso per poco più di 100 mila, in aggiunta ai 90 mila del decreto precedente del 2007, quando al Ministero arrivarono 420.366 domande per lo svolgimento di attività domestiche e di cura sul totale di 740.813 istanze presentate. Inoltre sono decine di migliaia le famiglie che hanno inoltrato richieste per nulla osta all’ingresso di lavoratore straniero già nel 2007, che in buona parte hanno già in casa la persona, ma ancora non hanno ricevuto risposta).

La sanatoria proposta dal Governo riguarda solo colf e badanti, introducendo una discriminazione nei confronti di tutti gli altri lavoratori, non parte dai dati già in possesso del Ministero dell`Interno delle domande inoltrate a partire dal 1° gennaio 2007: inoltre, introduce, in modo abbastanza ambiguo, un requisito di reddito, fissato tra i 20.000 euro annui in caso di famiglia composta da un solo soggetto percettore di reddito ovvero di un reddito complessivo non inferiore a 25.000 euro annui in caso di nucleo familiare composto da più soggetti conviventi percettori di reddito, che rischia di tagliar fuori moltissimi anziani, o persone non autosufficienti, con bassi redditi; in questo modo l’80% delle potenziali badanti non potra’ mai emergere. Per un cittadino non sarà neanche possibile, ad esempio, regolarizzare un immigrato che assista un suo genitore non autosufficiente che percepisca la pensione minima, a meno che non costituiscano un unico nucleo familiare.

Banca d’Italia

Si mantiene l’imposta del 6% sulle riserve auree della Banca d’Italia, prevedendo però un semplice parere della BCE. Noi chiedevamo invece una autorizzazione.

Capitalizzazione delle imprese.

Approvato l’emendamento che dovrebbe favorire la capitalizzazione delle imprese. Si dà una esenzione fiscale per versamenti (fino a 500.000 euro) effettuati da persone fisiche nei confronti di società. Non sembrano esserci controindicazioni, piuttosto sembra una norma scarsamente efficace.

Le nostre proposte per affrontare seriamente la crisi

Su misure di preminente interesse come lo scudo e le pensioni i tempi e i modi adottati dal governo e dalla maggioranza hanno impedito un approfondito e reale confronto, così inibendo la possibilità di avanzare precise proposte in materia.

1. credito d’imposta per gli investimenti. Proponiamo di allargare i beni oggetto di beneficio, previsti dalle norme sulla detassazione degli utili reinvestiti, ad altri tipi di investimenti compresi gli strumenti per il risparmio energetico e a quelli legati all’innovazione. Lo strumento da usare è secondo noi quello del credito di imposta. Soluzione che ha anche il vantaggio di essere sfruttabile già per il 2009 e non dal 2010 come nella proposta di governo. Inoltre, proponiamo che la norma non sia diretta solo al reddito da impresa ma a tutto il lavoro autonomo. Infine, un aspetto prioritario per noi è che la misura agevolativa sia incrementata nel mezzogiorno.

2. accelerazione dei pagamenti della pubblica amministrazione. Per i crediti relativi al periodo fino al 31 dicembre 2008, proponiamo di estendere alle Regioni e agli Enti locali la possibilità di pagare il 30 per cento dei debiti in deroga al patto di stabilità interno. Proponiamo inoltre di dare ai fornitori, da parte della stessa PA, la certificazione del credito. Certificazione utile a ottenere liquidità con la cessione del credito attraverso le banche o la Cdp (in convenzione con il ministero dell’Economia). Per il futuro, proponiamo di semplificare norme che, così come sono, rischiano di paralizzare ancora più gravemente la situazione.

3. favorire il credito delle banche alle imprese. Proponiamo un fondo presso la gestione separata della Cdp di 4 miliardi per il 2009-2010 destinato alla prestazione di garanzie alle banche su finanziamenti a medio e lungo termine, anche garantiti dai confidi, concessi dalle banche alla Pmi, per favorire le operazioni di consolidamento a medio termine dei debiti a breve e la sospensione dei pagamenti per i prestiti già concessi”.

4. universalizzazione del sistema degli ammortizzatori sociali. Ci prefiggiamo di dare una risposta forte alla crisi intervenendo sul settore più a rischio, quello della precarietà, in favore dei 3 milioni di lavoratori precari privi di qualsiasi tutela, per estendere anche a essi gli attuali istituti degli ammortizzatori sociali. Potranno accedere alle tutele previste i lavoratori che fino ad ora ne risultano esclusi (vale a dire i lavoratori a tempo determinato e indeterminato appartenenti ai settori e alle imprese che non risultano destinatari di alcun trattamento di integrazione salariale), ai quali vengono la cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria, l’indennità di mobilità e l’indennità di disoccupazione. L’entità e la durata minima dei trattamenti non potranno essere inferiori al 60 per cento rispetto ai limiti previsti dalla legislazione vigente.

5. agevolazioni per le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo. In analogia a quanto avvenuto per precedenti calamità, abbiamo proposto un differimento al 1° giugno 2010 della ripresa dei versamenti fiscali e contributi e il rinvio al 2019 del recupero delle imposte e dei contributi sospesi per l’anno in corso, con un abbattimento al 40% del dovuto e una rateizzazione in 120 mesi (trattamento analogo a quanto riconosciuto alle popolazioni di Umbria e Marche).

Written by admin in: generale |

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