A giugno altri 700 lavoratori a casa
La locomotiva arranca, ne sanno qualcosa quei 700 lavoratori rimasti di botto a casa all’inizio dell’estate. Dopo il tracollo del metalmeccanico, il collasso padovano si avverte sempre più sul fronte occupazionale: se è pur vero che nelle micro imprese dell’artigianato e del commercio i numeri dei licenziamenti sono in calo anche a giugno con 280 lavoratori lasciati a casa tra Padova e provincia (confermando così i miglioramenti delle liste di mobilità registrati in maggio), la nota stonata e davvero allarmante giunge dall’industria.
Nel solo mese di giugno, infatti, si è fatto ricorso alla legge 223 del 1991 per l’iscrizione alle liste di mobilità di 404 lavoratori. Una valanga di licenziamenti, se si pensa che in maggio erano 177 e in aprile 105. Ma c’è un secondo effetto-licenziamenti che rischia di trasformarsi in un clamoroso caso sociale. Dall’inizio della crisi ad oggi non si è mai verificato un taglio di lavoratori immigrati come quello registrato nel giugno scorso. Sono ben 189, infatti, gli addetti extracomunitari finiti in mobilità. E di questi, 126 riguardano il ramo dell’industria.
Clandestini di ritorno. E’ al loro destino che sono indirizzate le preoccupazioni del segretario generale della Cisl di Padova Adriano Pozzato: «Servono risposte concrete ai problemi degli immigrati: in base al nuovo decreto sicurezza, se perdono il posto di lavoro dopo sei mesi dalla scadenza del permesso di soggiorno diventano clandestini e sono perseguibili penalmente. Potrebbero trovarsi in queste condizioni stranieri inseriti da anni nel nostro tessuto sociale, che pagano le tasse e si sono sempre comportati correttamente. Perciò nei confronti di queste persone devono scattare dei meccanismi di protezione».
Addio lavoro. Chi ha il coraggio di dare una pacca sulle spalle a quei 684 lavoratori padovani licenziati in tronco per effetto della devastante crisi economica e finanziaria internazionale? I numeri dell’occupazione provinciale elaborati dalla Cisl di Padova sulla base degli indici Inps al 30 giugno 2009, parlano chiaro: è triplicato nell’ultimo anno il numero dei lavoratori padovani finiti in mobilità. «Dal 30 marzo - ricorda Pozzato - le piccole aziende, soprattutto del settore artigiano e del commercio, hanno l’opportunità di non licenziare ricorrendo alla cassa integrazione in deroga e a breve cominceremo a vedere gli effetti della concessione di quest’ammortizzatore sociale». In tre mesi sono state concesse 1.642.023 ore di Cig in deroga con 518 imprese che vi hanno fatto ricorso per un totale di 2.780 lavoratori.
Sos stranieri. Trend ancora peggiore nell’industria tradizionale, con i 404 lavoratori finiti in mobilità. Per il leader cislino si tratta di «numeri preoccupanti soprattutto per la forte componente di immigrati che troveranno enormi difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro. Purtroppo in poche situazioni sono stati utilizzati i contratti di solidarietà per tenere le maestranze ancorate alle imprese».
L’appello. Per Pozzato «ci sarà da soffrire ancora a lungo ma non dobbiamo generare altro panico. Davanti ad uno scenario di questo tipo, peraltro con le prospettive di un ulteriore aumento della disoccupazione e di una diminuzione dei consumi, dobbiamo impegnarci per una revisione organica del sistema di protezione sociale che deve gradualmente essere esteso a tutti allo stesso modo. Da tempo sollecitiamo un maggiore coinvolgimento dei parlamentari e dei consiglieri regionali eletti sul territorio, i quali devono portare a Roma e a Venezia le istanze dell’economia padovana. Occorrono poi provvedimenti in tema di politiche abitative e di tutela dei redditi, a partire dalla modifica delle norme sulla rinegoziazione dei mutui con l’esenzione dal pagamento degli interessi aggiuntivi». E per rilanciare l’occupazione? «Vanno sbloccate le risorse pubbliche ingessate dai vincoli del patto di stabilità. I Comuni devono poter dare il via alle opere, volano per la ripresa».
Nella tabella i dettagli mensili delle richieste di mobilità: il primo totale è riferito alle micro imprese, l’altro all’industria.
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