Zanonato: «Noi governeremo la città loro vorrebbero dividerla»
PADOVA. C’è un metodo lineare per consentire a Flavio Zanonato di diventare, per la quarta volta, sindaco di Padova. E consiste nel convincere i 55.800 elettori che l’hanno votato al primo turno a ribadire la scelta al ballottaggio; a fronte di un calo d’affluenza alle urne del 21 giugno stimato intorno al 12-15%, ciò basterebbe (aldilà di apparentamenti e alleanze dall’esito incerto) a garantire il successo del candidato democratico. Ma, per dirla con Mao, se il traguardo è luminoso, il percorso è a zig zag: il ballottaggio, più che un supplemento del turno precedente, è una vera e propria elezione bis, dove l’a ppartenenza ideologica flette e la mobilità del voto aumenta; così, superato l’esame di credibilità riguardante le scelte amministrative alle spalle, ora il centrosinistra dovrà persuadere i padovani a rinnovargli la delega a governare il cuore del Nordest nel prossimo quinquennio. Con un asso nella manica: il front runner indubbiamente autorevole; e un’insidia: la congiuntura elettorale, veneta e nazionale, decisamente favorevole a Pdl e Lega.
E’ quanto è emerso dal meeting dei candidati della coalizione Zanonato che in serata ha raccolto circa cinquecento persone al centro congressi Luciani. Standing ovation per il sindaco uscente, che ha riassunto così la sua strategia: «Faremo una campagna pacata, fondata sui programmi. Non abbiamo mai pensato di amministrare una parte della città, quella che ci sostiene; noi assicuriamo il nostro impegno a tutti i cittadini. Avvertiamo che vi è un equilibrio delle forze in campo e, a differenza dei nostri avversari, non tenteremo mai di dominare o umiliare chi non la pensa come noi».
Tutela degli anziani, sostegno ai giovani, promozione della cultura, garanzia della sicurezza; sono i cavalli di battaglia di Flavio Zanonato che invita i suoi alla semplicità e alla concretezza: «Dobbiamo far conoscere a tutti i nostri programmi e se ci riusciremo, saremo premiati. Le alleanze? Ci sono contatti in corso ma a dire l’ultima parola saranno gli elettori, non i simboli sulla scheda».
Aplomb istituzionale, sì. Ma senza esagerare. Così i dirigenti del Pd snocciolano via via i capisaldi di una campagna più aggressiva. Paolo Giaretta, coordinatore regionale: «Abbiamo resistito a un enorme vento di destra, ora dobbiamo dimostrare ai padovani che Marco Marin non è il nuovo che avanza ma il vecchio che ritorna. La sua proposta è debolissima, priva com’è di squadra e programma». Alessandro Naccarato, deputato: «Tiriamo fuori gli artigli e ricordiamo ai cittadini i disastri compiuti dal centrodestra al governo di Padova». Ivo Rossi, assessore uscente: «Io sono ottimista perché lo stile, il rigore e l’affidabilità di Flavio rappresentano una garanzia. In questi anni Padova è cresciuta, ha gettato i semi del futuro e la gente se n’è accorta. Se penso alle proposte di Marin me ne viene in mente solo una: i parcheggi rosa… Pochino, direi. Per questo ce la faremo, dipende solo da noi». Insolito, e a tratti imbarazzante, l’intervento di Luisa Boldrin: la capolista di InNovazione ha intonato un inno a Zanonato - definito via via «coraggioso», «rispettoso», «amorevole», «grande», «gentile», «uomo ideale» - che ha suscitato qualche risatina in platea, inducendo l’interessato a schermirsi: «Io sono timido, di questo passo mi imbarazzo».
A seguire l’ottimismo di Marta Dalla Vecchia (Civica) - «Sarà un solstizio d’estate di festa» - e la zampata del vicesindaco Claudio Sinigaglia: «Abbiamo già sperimentato i danni dell’amministrazione Destro-Marin-Ascierto, una delle peggiori nella storia della città. Loro vogliono dividere, noi cerchiamo la coesione. Mi rivolgo agli elettori dell’Udc, sensibili come noi alla solidarietà sociale». Altri interventi graffianti: «Padova non si affiderà a una piccola controfigura di Berlusconi» (Antonino Pipitone, IdV); «Di fronte abbiamo dei mezzi filibustieri» (Alessandro Zan, Sinistra); «Il deserto progettuale di Marin fa venire i brividi» (Andrea Colasio). E poi Paolo Manfrin (Comitati), Gaetano Sirone (Socialisti) e Daniela Ruffini (Rifondazione comunisti), tutti fiduciosi.
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