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17
2009

STADIO EUGANEO ORE 15 IN DIECIMILA A TIFARE PER ANDARE AI PLAYOFF

ma101fLa Padova calcistica vivrà oggi una giornata insolita, e speriamo emozionante. Allo stadio Euganeo arriverà tanta gente: forse addirittura diecimila presenze, come già si ipotizzava ad inizio settimana. Chi ha seguito sulle pagine sportive del nostro giornale le sorti del calcio Padova, sa bene come siamo arrivati fino a questo punto; con quali alti e bassi; con quali attacchi di panico ma anche con quali miracolose prestazioni dell’ultima ora. Ma poichè quest’oggi il calcio Padova è il tema del giorno, e poichè di calcio Padova oggi si parla nei bar e nelle piazze come ai tempi d’oro, crediamo di dover fare un riassunto per chi, pur amando il pallone, si è perso durante l’anno qualche puntata (e ce ne sono state…).
 Il Padova ha cominciato il suo campionato (Prima divisione, la vecchia serie C) con grandi aspettative. Il suo presidente, Marcello Cestaro, vicentino, proprietario della catena alimentare Famila, non ha badato a spese e ha messo in piedi una squadra altamente competitiva. A ciò si aggiunga che proprio quest’anno è iniziato l’anno del Centenario. (Il Padova calcio fu fondato infatti nel 1910 e giocava le sue prime partite al Petron di via Belzoni).
 La squadra ha cominciato bene, poi ha perso qualche colpo ed è arrivata spompata a Natale. I tifosi, esigenti e insoddisfatti, reagiscono male l’11 gennaio: quella domenica un gruppo di ultras fa irruzione nello spogliatoio biancoscudato rinfacciando ai giocatori di fare vita notturna e non impegnarsi in campo.
 Il presidente Cestaro, che è un signore piuttosto impulsivo, esonera l’allenatore Carlo Sabatini, chiama al suo posto Attilio Tesser salvo pentirsi dopo cinque partite (nelle quali il Padova aveva perso posizioni in classifica) e richiamare Carlo Sabatini.
 Da quel momento, e siamo a marzo, comincia il tentativo di rimonta del Padova per cercare di arrivare almeno al quinto posto, quello che consente di disputare i playoff, vincendo i quali si va in serie B.
 La rincorsa sembra possibile fino alla sconfitta interna con il Ravenna: è il 5 aprile, la domenica prima di Pasqua. Calcoli alla mano, raggiungere il quinto posto sembra impossibile: bisognerebbe vincere tutte le partite che mancano e sperare in qualche passo falso altrui. I tifosi non ci credono, la stampa (noi compresi, che titolammo «Game over») non ci crede, sembra che la stagione sia finita.
 A ciò si aggiunga, sempre nei giorni pre-pasquali, un certo nervosismo nell’ambiente: due giocatori hanno un duro scontro verbale con il nostro inviato, il presidente Cestaro ha un duro faccia a faccia (con mani sul collo…) con un giornalista di un’altra testata. La società decide per il silenzio stampa, l’imbarazzo è forte. Insomma, sembra un disastro su tutta la linea.
 Ma a questo punto succede qualcosa.
 Il Padova colleziona cinque successi consecutivi raggiugendo, domenica scorsa, il terzo posto in classifica vincendo a Reggio Emilia dove ai nostri tifosi era stato vietato di andare. Ma già la settimana scorsa l’entuasiasmo era alle stelle: la società aveva deciso di mettere un maxischermo all’Euganeo per permettere a tutti i tifosi che non potevano andare a Reggio, di vedere la partita a circuito chiuso. L’idea è stata un successo. Anche per questo quel giorno abbiamo scritto «I love you» sulla foto dei giocatori padovani abbracciati per la vittoria.
 I love you Padova. Vince la squadra, e se vince la squadra vince anche la città.
 Così i padovani, anche quelli più distratti, in questi giorni hanno iniziato a chiedersi chi sia questo allenatore-comandante, il signor Sabatini da Perugia, con quella testa senza capelli, con quel modo di presentarsi sempre in tuta da ginnastica. Hanno cominciato a chiedersi chi è questo signor Varricchio detto «l’Airone» che è un bomber capace di metterla dentro quando serve: pochi gol ma tutti pesanti, come si dice. E anche i padovani che il Padova lo seguivano solo nel risultato («Ti sà dirme cossa ch’el ga fato el Padova?»), stanno cominciando a riconoscere i nomi e i volti di una squadra che, chissà, magari ci porta davvero di nuovo, dopo tanti anni, nel calcio che conta.
 Ed eccoci a questa domenica di maggio: l’Euganeo, la cattedrale brutta, con quella pista di atletica che tiene lontano il pubblico, oggi conterà forse diecimila persone.
 Il compito della squadra non è facile: di fronte c’è la Pro Patria, che ci ha battuti all’andata (2-1) e che è al secondo posto in classifica dopo aver guidato a lungo il campionato. Dunque, una squadra molto forte. Ma a questo punto, tutto può accadere.
 Può accadere che il Padova perda, e che la rincorsa al sogno finisca. Può succedere che il Padova vinca o pareggi, e allora ci saranno i playoff, e allora ci sarà ancora da soffrire e da tifare insieme, in diecimila o più, allo stadio.
 Questo in fondo è il calcio: un gioco che unisce la città. (L.Barsotti Mattino di Padova)

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